Vieni da me, Matilde Brandi in lacrime per il padre: “L’ho accompagnato fino alla fine. E niente funerale per il Covid”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Maggio 2020 13:14 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2020 13:14
matilde brandi a vieni da me

Vieni da me, Matilde Brandi in lacrime per il padre: “L’ho accompagnato fino alla fine. E niente funerale per il Covid”

Matilde Brandi è uno degli ospiti della puntata di lunedì 25 maggio di Viene da me.

L’attrice e showgirl scoppia a piangere raccontando della morte del padre avvenuta i primi di aprile nel pieno dell’epidemia da coronavirus: “L’ho accompagnato fino alla fine…”.

E le lacrime spuntano anche alla conduttrice Caterina Balivo.

La showgirl romana si è raccontata in diretta su Rai1 ed ha parlato di un momento molto doloroso che ha vissuto durante la quarantena: “Il 9 aprile è morto mio padre, babbo Pietro. Aveva il cancro di Hodgkin, molto raro nella persone anziane. Secondo me si era ammalato da solo, dopo la morte di mia madre. Forse pensava che il suo percorso fosse finito”.

L’attrice ha continuato il suo racconto in lacrime spiegando che, per via delle prescrizioni decise per il coronavirus, “non abbiamo potuto fare neanche il funerale, ma gli sono stata vicino fino alla fine. Il carro funebre si è fermato davanti alla chiesa e un prete da lontano gli ha dato la benedizione. Abbiamo perso una generazione di nonni, un bacio a tutti. Anche a quelli che sono lassù”.

Ad aprile, a proposito del funerale che non si è svolto aveva scritto: “L’aspetto più atroce di questo periodo è che tra le libertà che abbiamo perduto c’è anche quella di condividere, nelle forme che da sempre ci appartengono, il dolore per la morte di un genitore o di un congiunto. E’ una perdita seria, un dolore dentro il dolore, qualcosa che scuote le radici delle persone”.

“E’ una privazione che seppur necessaria rasenta il disumano e che passa troppo inosservata per non apparire senza pietà. Rimane la possibilità di soffrire il dolore in forma privata attraverso piccoli gesti che tentano di sostituirsi a forme rituali impraticabili ed è qualcosa che sorprendentemente fa uscire dalla cappa della rassegnazione e silenzio, perché attraverso la capacità di soffrire si scopre che dentro di noi, per quanto affaticati e fragili le cose non cambiano, sono intatte” (fonte: Leggo, Vieni da me).