Esclusa da squadra maschile di football: ragazzina di 11 anni sfida arcivescovo

Pubblicato il 23 Febbraio 2013 20:13 | Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2013 20:21
Caroline Pla

Caroline Pla

NEW YORK, 23 FEB – Una ragazzina di 11 anni contro l’arcivescovo di Filadelfia. Caroline Pla, di Doylestown in Pennsylvania, ha lanciato una petizione online dopo che una commissione diocesana l’ha messa al bando della squadra di football giovanile della arcidiocesi. L’appello di Caroline su change.org ha raccolto oltre 100 mila firme.

Ma non ha fatto cambiare idea ai commissari cattolici che non hanno voluto esporre la bambina, e con lei altre coetanee e teenager, a ”contatti inapproprati” durante il gioco con i maschi. Caroline gioca a football da quando aveva 5 anni ed era considerata fino alla scorsa stagione una piccola star dei Romans, una squadra della Catholic Youth Organization League. La ragazzina contava di tornare per una nuova stagione ma i responsabili della lega hanno pensato altrimenti. I fan di Caroline vengono dalla Pennsylvania, dall’Illinois, dal Colorado ma anche dalla Turchia, Spagna, Belgio. Bambini e adulti, e anche qualche celebrità come l’anchorwoman Ellen DeGeneres che l’ha portata in tv. ” E’ un altro esempio della discrimazione della Chiesa Cattolica contro le donne”, ha commentato un dei firmatari, Gordon Clay, di Hillsboro nell’Oregon.

E indubbiamente per la arcidiocesi di Filadelfia, uscita di recente dalla crisi degli abusi sessuali, la controversia rappresenta una dose di pubbliche relazioni negativa e non necessaria. Tanta attenzione ha fatto di Caroline una piccola star: oltre che dalla DeGeneres la ragazzina è stata intervistata da Abc, Cnn, Nbc. L’interesse dei media ha irritato l’arcivescovo Charles Chaput a cui tre settimane fa, col permesso dei genitori, la bimba ha scritto chiedendo un incontro: ”Alla fine di marzo sarò cresimata e considerata adulta dalla Chiesa. E come adulta vorrei che Lei ascoltasse quel che ho da dire”.

L’alto prelato, a cui spetterà in marzo l’ultima parola, ha risposto con cortese freddezza alle implorazioni della campioncina: ”Mi stupisce esser stato contattato per ultimo dopo che hai pubblicizzato il tuo caso sui mass media. Forse questo è il modo con cui problemi del genere sono stati affrontati in passato, ma questo tipo di approccio non ha alcuna influenza sulle mie decisioni”, ha replicato Monsignor Chaput ricordando alla bimba che ”far pressioni non è il modo di mostrare rispetto a chi svolge semplicemente il suo dovere di proteggere i giovani negli sport”.