VIDEO YOUTUBE Gang latinos Barrio 18: i riti di iniziazione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Settembre 2015 17:29 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2015 17:30
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Gang latinos Barrio 18: i riti di iniziazione

ROMA – Armi, spaccio e riti di iniziazione violenti: 15 persone sono state arrestate a Milano perché accusate di far parte del Barrio 18, la gang di latinos accusata di aver, tra l’altro, aggredito col machete il controllore Carlo Di Napoli. Durante l’indagine, hanno spiegato gli agenti della Squadra Mobile, si è venuti a conoscenza delle abitudini dei membri della gang: per esempio, il rito di iniziazione prevedeva botte per testare i neofiti.

Gli arrestati, quasi tutti salvadoregni ma anche due italiani, un uomo e una donna, hanno un’età superiore rispetto a quella di affiliati ad altre gang: il capo, Denis Josuè Hernandez Cabrera, detto ‘Gato‘, ha 31 anni, il più giovane 21. C’è, però, anche un quasi quarantenne, Juan Carlos Martinez Landaverde, 38 anni, detto ‘Chacal‘. Età e capacità operativa che distinguono ‘Barrio 18’, dai rivali della MS13, la cosiddetta Mara Salvatrucia, Trinitarios e Latin Kings.

Proprio un componente della MS13 era finito nel mirino del ‘Barrio’, nel 2014. Jahir Lopez Trivino fu salvato dai colpi di machete dagli agenti che già tenevano d’occhio il gruppo. Trivino detto ‘Peligro‘, ecuadoriano, già noto agli agenti della Mobile in quanto coinvolto nell’operazione ‘Maredos‘ del 2013 che porto’ all’arresto di 25 persone, avrebbe in seguito fatto avere notizie di sé l’11 giugno scorso: era tra quelli che alla fermata ferroviaria di Villapizzone colpì con un machete il controllore Carlo Di Napoli che per poco non perse un braccio.

La banda ‘Barrio 18’ aveva eletto come territorio di competenza quello tra via Sammartini e l’ex Parco Trotter, vicino a via Padova, delimitandolo con graffiti per tenere lontano i malintenzionati delle altre gang. Nel loro armamentario, machete, pistole, pugni di ferro con cui regolavano i conti con i rivali e punivano chi sgarrava alla severa disciplina al loro interno. Anche loro avevano riti di iniziazione (chi voleva entrare doveva subire un pestaggio) ma rispetto a MS13 e altre gang (gli investigatori ritengono siano a Milano sei o sette), dovevano essere ben più pericolosi se il gip Paolo Guidi, su richiesta del pm Enrico Pavone, contesta loro anche l’aggravante della “scorreria in armi” sulle “pubbliche vie”, oltre all’associazione a delinquere, spaccio di droga, rapine e tentato omicidio. Un’aggravante che aumenta, e non di poco, la pena prevista dal reato di associazione a delinquere.

“Il possesso delle armi, custodite in luoghi sicuri – sottolinea il giudice – non era solo finalizzato alla realizzazione dei reati, ma emergeva come una vera e propria modalità comportamentale che permetteva agli associati il pronto e repentino ricorso alla violenza nel caso di scontro con affiliati a bande avversarie”. Una condotta, quella dei membri del ‘Barrio 18’ “connotata da un aumentato pericolo dell’ordine pubblico e con un particolare allarme sociale tale da distinguersi nettamente rispetto alla mera associazione armata”. L’inchiesta da cui sono scaturiti gli arresti era nata dalla denuncia di una ragazza che aveva subito violenza sessuale da un ‘Barrio 18’.