YOUTUBE “Stregoneria uccise mia figlia”. Francia, processo infanticidio

YOUTUBE "Stregoneria uccise mia figlia". Francia, processo infanticidio
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CALAIS – “La stregoneria mi ha fatto uccidere mia figlia“. Fabienne Kabou, 39 anni, di origine senegalese, giustifica così l’infanticidio della sua bimba di 15 mesi, avvenuto il 19 novembre 2013 a Berck-sur-Mer (Calais, Francia). La donna infilò la piccola Adélaïde nel passeggino e da Parigi prese un treno, direzione la costa del Mare del Nord. Arrivò sulla spiaggia, depose la piccola sulla sabbia e se ne andò. Il mattino successivo, un gruppo di pescatori di gamberetti scoprì il corpicino della neonata, morta per annegamento. Lo scorso lunedì è iniziato il processo contro Fabienne. L’obiettivo non è quello di stabilire la verità dei fatti, che è già cosa nota, ma capire quali sono le vere ragioni che hanno portato la donna a commettere un gesto così scellerato. Dalle sue risposte dipenderà la pena che le sarà imposta: rischia l’ergastolo.

Kabou si difende raccontando di “allucinazioni sonore e visive“, che hanno iniziato a perseguitarla quando è diventata mamma, di “forze irresistibili“, che la tormentavano nei sogni. Faceva incubi in cui le apparivano le persone defunte della sua famiglia, che, a detta sua, le avrebbero lanciato maledizioni. Secondo quanto riportato dal Secolo XIX, la 39enne ha ammesso di aver speso molti soldi in “veggenti e stregoni”, spiegando come alla base del suo delitto ci sia proprio la stregoneria.  I due anni prima della morte della figlia sono stati i peggiori della mia vita. I due successivi, in carcere, i più calmi e pacificati”, ha confessato senza vergogna ai giudici.

“Siamo con un piede nella medicina occidentale. E con l’altro in pieno nelle credenze africane, di cui noi occidentali non riusciamo a capire i principi basilari. Mi chiedo: dov’è il fondo culturale? E dove la malattia mentale”, ha spiegato il legale Kabou. La pensa diversamente Jean-Christophe Boyer, dell’associazione “L’Enfant Bleu, che ritiene la versione dell’avvocato solo un’abile strategia di difesa:

“La Kabou è molto intelligente e sa che non deve dirsi pazza, ma che deve dare in pasto agli esperti qualcosa per sembrarlo. Ecco, con la stregoneria ha trovato la soluzione vincente. Per di più conforme alla sua cultura”.

In aula Fabienne Kabou si è mostrata sicura di se stessa. Narcisista, megalomane e allo stesso tempo misteriosa sono i tre aggettivi utilizzati per descriverla. Da parte sua lei non ha esitato ha raccontare quella che è stata la sua infanzia apparentemente “normale” a Dakar, in Senegal, quando viveva con il padre, traduttore dell’Onu e la madre, una segretaria. Poi il trasferimento Francia per portare avanti i suoi studi. Nel 2003 l’incontro con Michel Lafon, trent’anni più grande di lei, scultore ed ex dirigente d’impresa, nonché padre della piccola Adélaïde. Una nascita tenuta nascosta alla sua famiglia d’origine, perché “con Michel Lafon non ho mai pensato di portare avanti una relazione duratura”. Un uomo descritto dalla sua ex compagna come “molto assente, pure nella gestione di nostra figlia”.

 

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