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Referendum, Renzi: “Meglio della De Filippi, ho messo assieme tutti quelli che per 30 anni hanno bloccato l ‘Italia”

ROMA – “In questo referendum vediamo che c’è un’accozzaglia di tutti contro una sola persona. Senza una proposta alternativa. Ma vi rendete conto che c’è Berlusconi e Travaglio insieme, D’Alema e Grillo insieme…”. Matteo Renzi, a Matera per una manifestazione a sostegno del “Sì” al referendum costituzionale in programma il 4 dicembre, mentre il clima si fa sempre più rovente e dal Comitato del No arriva un esposto all’Agcom per l’eccessiva presenza in tv del fronte favorevole alle riforme, va all’attacco dei sostenitori del No, disposti ad ‘accoppiate’ incredibili.

“Ci è riuscito un gioco coppie fantastico – ha commentato – abbiamo messo insieme Berlusconi e Travaglio, si amavano a loro insaputa. D’Alema e Grillouno: uno che sostiene la politica e uno l’antipolitica. Vendola e La Russa. È bellissimo. Siamo meglio di Maria De Filippi”.

Renzi torna ad avvertire sui rischi che il Paese corre nel caso vincesse il fronte che si oppone alle riforme: “Non dobbiamo lasciare l’Italia – ha aggiunto Renzi – a chi per trent’anni ha detto solo ‘no’ e ora vuole riprendersi una piccola fetta di potere. I professionisti del No si oppongono a tutto, ma poi, se li metti insieme, non riescono a mettersi d’accordo su niente. Quelli – ha rimarcato il segretario del Pd – hanno l’unico obiettivo di fare dispetto al presidente del Consiglio per tenere impantanato il Paese nelle sabbie mobili”.

Il premier ammette ancora una volta la responsabilità di aver personalizzato l’esito della consultazione: “Chi dice No non dice No nel merito.Ma dice No perché, anche per colpa mia, l’abbiamo buttata in politica, o perché dicono No a tutto…Io credo al futuro dell’Italia, mettiamoci in moto insieme, non lasciamo l’Italia a chi pur di far fallire noi, fa fallire il Paese”.

Quello che Renzi teme di più, nel caso di vittoria del No, non sono le ripercussioni sui mercati, ma la sfiducia dei cittadini: “Non mi fa paura cosa succederà sui mercati. Mi fa paura che cosa accadrà nei mercati rionali” quando “un Paese fa prevalere lo sconforto e sfiducia” sulla speranza. Le ragioni per le quali, prosegue, “hanno chiamato me al governo non sono perché pensavano che fossi più bravo, ma perché non sapevano dove sbattere la testa. Il Paese era bloccato, le riforme erano bloccate. Noi stiamo facendo quello per cui siamo stati chiamati, questa storia del referendum nasce dalla ragione sociale del governo”. Se vince il No, quindi, il premier non resterà a ‘vivacchiare’: “Non è un problema di personalizzare o non personalizzare: se c’è da avere un sistema in cui c’è da fare l’inciucio, l’accordo… Non sono adatto. A galleggiare non sono bravo, o mi fate nuotare oppure ci sono persone più brave di me a galleggiare. Non è pensabile che si possa vivacchiare, l’italia deve cambiare. Io non faccio politica per tenermi aggrappato alla poltrona, se non si può cambiare ditelo: mandiamo gli altri, tenetevi quelli di prima”.

Intanto il comitato per il No ha inviato all’Agcom un esposto per denunciare

“la vistosa violazione delle leggi” sulla par condicio durante le campagne elettorali e chiedere “all’Autorità di voler intervenire prontamente ed incisivamente” per impedire che queste violazioni continuino “ulteriormente con pregiudizio palese del diritto dei cittadini ad un’informazione imparziale durante la fase finale della campagna elettorale”.

L’esposto è corredato da schede e tabelle (elaborate da Mediamonitor politica del dipartimento Coris dell’Università La Sapienza su dati Geca e della stessa Agcom) a conferma della “vistosa sovraesposizione, sia sul piano qualitativo che sul piano quantitativo”, del presidente del Consiglio e di esponenti del governo nell’informazione diffusa dalla concessionaria pubblica”, con particolare riguardo ai principali tg (Tg1, Tg2, Tg3, Rainews).

Si tratta di dati sulla base dei quali l’autorità, viene ricordato, ha già richiamato la Rai “alla corretta applicazione dei principi a tutela del pluralismo e della parità di trattamento nei telegiornali”. Richiami che, però, non sembrano aver sortito effetti, se è vero che “questa presenza abnorme del governo è continuata anche nel successivo periodo di rilevazione”, quando “con riferimento alle edizioni principali dei tg rai il tempo di antenna del presidente del Consiglio e del governo in totale è superiore al 42 per cento”.