Blitz quotidiano
powered by aruba

Melanoma, scoprilo con la buccia di banana

La pelle e la buccia di banana producono lo stesso enzima quando aggrediti, proprio l'enzima che segna la presenza di un melanoma, tumore della pelle

ROMA – Scoprire se si ha un melanoma usando una buccia di banana. Questo il nuovo test creato al Politecnico di Losanna che basato sul fatto che l’involucro della banana produce lo stesso enzima, la tirosinasi, che viene prodotto dalla pelle umana in reazione ad aggressioni esterne. I ricercatori hanno messo a punto uno scanner in grado di riconoscere le macchie scure dovute al tumore cutaneo.

Nicla Panciera su La Stampa scrive che i ricercatori hanno studiato la buccia di banana e la pelle scoprendo che lo stesso enzima viene prodotto come reazione agli attacchi quali l’ossidazione o quelli dei raggi solari. Lo scanner creato dai ricercatori misura i livelli di tirosinasi nella pelle, ottenendo informazioni sul melanoma:

“Lo strumento è costituito da otto microelettrodi indipendenti allineati come i denti di un pettine e flessibili come le dita di una mano; facendo scivolare i sensori su di un’area di pochi millimetri quadrati di pelle, questi ne rilevano la risposta elettrochimica e individuano la presenza dell’enzima e la sua distribuzione sulla nostra pelle. Questi dati forniscono informazioni rilevanti sulla malattia e la sua progressione: una presenza importante ed omogenea di tirosinasi indica già uno stadio intermedio (stadio 2), una sua distribuzione disomogenea indica uno stadio più avanzato (stadio 3).

I ricercatori spiegano di aver testato il dispositivo prima sul frutto poi su un campione di tessuto canceroso, avendo la macchie scure del primo e le macchie pigmentate cutanee dimensioni piuttosto simili. «Questo strumento potrebbe ovviare alla necessità di test invasivi come le biopsie», commentano gli scienziati, il cui passo successivo sarà quello di utilizzare lo strumento per eliminare il tumore visualizzato.

«Test iniziali di laboratorio ci hanno mostrato che il nostro dispositivo potrebbe essere utilizzato per distruggere le cellule», ha affermato il responsabile dello studio Hubert Girault del Laboratory of Physical and Analytical Electrochemistry del polo vallesano del Politecnico. In che modo? Ritornando ad accarezzare l’area precedentemente scansionata, questa volta applicandovi un diverso voltaggio per distruggere le cellule cancerose”.


PER SAPERNE DI PIU'