(Foto Ansa)
Ha confessato di aver ucciso la sorella e si è consegnato alla polizia il giorno dopo il delitto. Giuseppe Musella, 28 anni, ha ammesso di essere l’autore dell’omicidio di Jlenia Musella, 22 anni, colpita con una coltellata alla schiena a Napoli l’altro ieri.
Il giovane è stato arrestato ieri dalla Squadra Mobile e trasferito nel carcere di Secondigliano.
Il fermo per omicidio volontario è stato disposto dalla Procura di Napoli.
È stato lo stesso Giuseppe Musella a presentarsi nella notte davanti agli agenti della Polizia di Stato, confessando l’aggressione mortale alla sorella. “Sono stato io”, avrebbe detto agli inquirenti, ammettendo i fatti ma sostenendo di “non aver avuto intenzione di ucciderla”.
Il provvedimento di fermo è stato emesso dal pubblico ministero Ciro Capasso, con il coordinamento del procuratore aggiunto Alessandro Milita.
L’omicidio è avvenuto l’altro ieri pomeriggio nel rione Conocal, a Ponticelli. Jlenia Musella è stata colpita alle spalle con un coltello ed è morta poco dopo il suo arrivo all’ospedale Villa Betania. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla base della tragedia ci sarebbe stata una lite scoppiata all’interno dell’abitazione.
“La musica ad alto volume” avrebbe innescato l’ennesimo contrasto tra i due fratelli, liti che — secondo quanto emerge — erano frequenti.
Nel racconto reso agli inquirenti, tutto ancora “da verificare”, Giuseppe Musella ha riferito di aver prima picchiato la sorella e che, mentre lei tentava di allontanarsi per sfuggire alle percosse, “le ha lanciato un coltello colpendola alla schiena”.
Il giovane ha parlato anche di un ulteriore elemento scatenante: il cagnolino di sua proprietà. Secondo la sua versione, Jlenia avrebbe colpito l’animale con un calcio dopo che aveva urinato in casa. “Quando ho sentito il cane guaire dal dolore — avrebbe raccontato — mi sono avventato contro di lei”.
Il rione Conocal, nato dopo il terremoto del 1980, resta uno dei simboli del degrado della periferia orientale di Napoli.
“Sono ghetti lasciati a se stessi per decenni”, ha denunciato don Maurizio Patriciello. Una tragedia che riaccende i riflettori su un territorio dove, come ha ricordato il procuratore Nicola Gratteri, “spesso si uccide per futili motivi”.
