La base militare di Sigonella (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il rifiuto dell’Italia di concedere l’uso della base di Sigonella agli Stati Uniti ha riportato alla memoria uno degli episodi più delicati nei rapporti tra Roma e Washington. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato l’autorizzazione agli aerei americani impegnati nelle missioni legate all’Iran, riaccendendo un dibattito che sembrava appartenere alla storia.
Il gesto ha evocato inevitabilmente quanto accadde nel 1985, quando l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi si oppose alle richieste degli Stati Uniti guidati da Ronald Reagan. Un precedente che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento nelle relazioni tra i due Paesi.
Per comprendere la portata simbolica di questo richiamo, è necessario tornare a quella che è passata alla storia come la “notte di Sigonella”.
Il dirottamento dell’Achille Lauro
La crisi ebbe origine tra il 7 e l’8 ottobre 1985 con il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro. Un commando palestinese legato al Fronte di Liberazione della Palestina prese il controllo dell’imbarcazione mentre si trovava tra Egitto e Israele.
L’azione, inizialmente non pianificata come un sequestro, si trasformò rapidamente in una crisi internazionale. I terroristi chiesero la liberazione di detenuti, mentre si aprì una complessa trattativa che coinvolse anche leader internazionali come Yasser Arafat e Hafez al-Assad.
Dopo ore di tensione, si arrivò a un accordo: i sequestratori avrebbero liberato nave e ostaggi in cambio di un salvacondotto. La nave fu quindi indirizzata verso Porto Said, in Egitto, e la crisi sembrò momentaneamente risolta.

L’uccisione Klinghoffer e lo scontro tra Italia e Usa
La situazione cambiò drasticamente quando emerse che durante il sequestro era stato ucciso un passeggero americano, Leon Klinghoffer. Questo evento scatenò la reazione degli Stati Uniti.
Un aereo della EgyptAir con a bordo i dirottatori e il presunto ideatore dell’operazione, Abu Abbas, fu intercettato da caccia americani partiti dalla portaerei USS Saratoga. Il velivolo venne costretto ad atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia.
Fu in quel momento che esplose la crisi diplomatica. Gli Stati Uniti volevano prendere in custodia i terroristi, mentre l’Italia rivendicava la propria giurisdizione sul caso. Le forze militari dei due Paesi si trovarono faccia a faccia sulla pista, dando vita a uno stallo armato destinato a entrare nella storia.
La notte di Sigonella e il significato storico
Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985, la tensione raggiunse il punto massimo. Militari italiani e americani circondarono l’aereo in due cordoni contrapposti, pronti a intervenire. Fu un momento di altissimo rischio, con la possibilità concreta di uno scontro tra alleati.
Il confronto diretto tra Craxi e Reagan portò alla soluzione: l’Italia mantenne la propria posizione, facendo valere la sovranità nazionale. I dirottatori furono trasferiti a Roma e arrestati dalle autorità italiane, mentre Abu Abbas riuscì a fuggire.
La “notte di Sigonella” è rimasta un simbolo di autonomia politica e di equilibrio nelle relazioni internazionali. Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, il nuovo “no” italiano agli Stati Uniti riporta alla luce quella vicenda, ricordando quanto delicato possa essere il rapporto tra alleati quando entrano in gioco sovranità e interessi strategici.
