La famosa punizione al contrario nel Mondiale del 1974 (foto da video) - Blitz quotidiano
Ancora una volta l’Italia non sarà ai Mondiali di calcio. Tra le 48 squadre qualificate non compare l’Undici di Gattuso, mentre sorprendentemente avanzano nazioni come Capo Verde, Giordania e Trinidad. Per gli appassionati italiani è un boccone amaro, ma recriminare oggi serve a poco. In contemporanea, però, la Repubblica Democratica del Congo ha staccato il pass per il torneo, vincendo nello spareggio contro la Giamaica per 1-0 ai supplementari. Questo ritorno sulla scena mondiale è significativo: la squadra africana torna ai Mondiali a distanza di decenni dalla prima storica partecipazione.
Lo Zaire del 1974: un esordio indimenticabile
La prima qualificazione del Congo, allora chiamato Zaire, risale al 1974 in Germania Ovest. All’epoca solo 16 nazionali partecipavano e l’Africa aveva un singolo posto disponibile. Sotto il regime del dittatore Mobutu Sese Seko, il calcio africano era quasi sconosciuto al grande pubblico. L’esordio contro la Scozia terminò con una sconfitta onorevole per 2-0. Il secondo incontro, però, contro la Jugoslavia si trasformò in un incubo: lo Zaire perse 9-0, mostrando limiti evidenti sia nella preparazione tecnica che nella gestione della squadra.
Al terzo turno, il destino li portò contro il Brasile, campione del mondo in carica. A Kinshasa si diffuse il timore per le possibili conseguenze delle brutte prestazioni: Mobutu minacciava punizioni severe per i giocatori.
La “punizione al contrario”: il gesto leggendario
Durante la partita contro il Brasile, un episodio rimase nella memoria collettiva: il difensore Ilunga Mwepu calciò la palla lontano prima che l’arbitro battesse un calcio di punizione, rischiando di colpire il capitano Rivelino. Per anni si pensò a un errore comico, ma in realtà era un gesto di sopravvivenza: Mobutu aveva minacciato i giocatori di arresto se la sconfitta fosse stata superiore a quattro gol.
Questo espediente permise alla squadra di evitare conseguenze peggiori. Ilunga Mwepu, scomparso nel 2015, lasciò un’eredità simbolica: il calcio africano iniziava finalmente a guadagnarsi rispetto internazionale, dimostrando di poter competere con le grandi potenze mondiali, come gli Azzurri sperimenteranno poi contro il Camerun nel 1982.
