L'economista Stefano Scarpetta (Foto Ansa)
“L’incertezza sta paralizzando il mondo dell’energia, ora è il momento di adottare misure mirate e precise per evitare ripercussioni severe”. Lo dice, in un’intervista a La Stampa, Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse. “L’ultima notizia di un cessate il fuoco di due settimane con la riapertura dello Stretto di Hormuz – aggiunge – è molto incoraggiante per le popolazioni civili e per le prospettive economiche mondiali. Ma occorre ovviamente renderle effettive e promuovere una fine delle ostilità duratura. Allo stesso tempo, occorre continuare a monitorare non solo gli effetti a breve termine benché molto marcati, ma anche quelli potenziali a lungo termine, come su fertilizzanti e chip. C’è molta incertezza sui mercati internazionali anche perché le notizie sull’andamento del conflitto e sugli effetti sulle infrastrutture e sullo Stretto di Hormuz si susseguono rapidamente”.
“La preoccupazione maggiore per l’economia globale – prosegue Scarpetta – è quella di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. È uno snodo marittimo strategico attraverso cui transita una quota imponente del traffico mondiale, pari al 25% del greggio trasportato via mare e al 21% del gas liquefatto. Una chiusura di questo passaggio ha generato un deficit di approvvigionamento severo per l’intero tessuto industriale globale. I danni fisici alle infrastrutture energetiche sono una nuova più recente: richiedono tempi lunghi, stimati ad almeno due o tre anni, per essere riparati in via definitiva. Questo elemento strutturale getta un’ombra ulteriore sulle prospettive future”.
“L’esposizione europea – afferma ancora – alle forniture marittime di gas naturale rimane un punto di debolezza per molti Paesi del continente. Le scorte si trovano a livelli bassi per ragioni di ovvia stagionalità, avendo consumato le riserve nel corso dell’inverno. Questo espone l’industria a rischi di interruzioni nei flussi di approvvigionamento in caso di blocchi prolungati nel Medio Oriente” conclude.
