Péter Magyar tra i cronisti (Foto Ansa)
Ha vinto promettendo di “ricostruire” l’Ungheria “mattone dopo mattone”. Con il successo alle elezioni parlamentari del 12 aprile 2026, Péter Magyar ha interrotto i sedici anni di potere di Viktor Orbán, portando il suo partito Tisza a una maggioranza ampia e proiettandosi verso la guida del governo. È il punto di arrivo di un’ascesa fulminea: in meno di due anni, da insider del sistema a volto della sua sfida più credibile, capace di intercettare un diffuso malcontento per corruzione, stagnazione economica e isolamento europeo.
Chi è Péter Magyar
Nato a Budapest il 16 marzo 1981, cresciuto in una famiglia dell’élite giuridica — madre giudice, parenti nelle istituzioni, tra cui l’ex presidente Ferenc Mádl — Magyar si forma all’Università cattolica Pázmány Péter e perfeziona gli studi anche a Berlino. Avvocato specializzato in diritto societario e commerciale, entra presto nell’orbita di Fidesz, il partito di Orbán, allora ancora all’opposizione. Dopo la vittoria del 2010, lavora nel ministero degli Esteri, nella rappresentanza ungherese presso l’Unione europea e poi in incarichi pubblici e para-statali, acquisendo familiarità con i meccanismi del potere.
La sua parabola politica si intreccia con quella dell’ex moglie Judit Varga, ministra della Giustizia e figura di punta di Fidesz. Il matrimonio, iniziato nel 2006, finisce nel 2023, anticipando la rottura politica. Per anni Magyar resta una figura defilata, considerata troppo autonoma dai vertici del partito. Ma nel 2024 tutto cambia: lo scandalo della grazia concessa a un funzionario coinvolto in abusi su minori travolge il sistema, costringendo alle dimissioni la presidente Katalin Novák e la stessa Varga. Magyar rompe pubblicamente con il governo, denunciando un sistema in cui “poche famiglie possiedono metà del Paese”.
L’intervista al canale Partizán lo trasforma in fenomeno nazionale. In poche settimane fonda — o meglio rifonda — il partito Tisza (“Rispetto e Libertà”, ma anche il nome del principale fiume ungherese), costruendo un movimento dal basso fatto di volontari e comitati locali. Alle europee del 2024 sfiora il 30%, diventando eurodeputato e leader dell’opposizione.
Ideologicamente si definisce un conservatore liberale, pro-europeo ma attento alla sovranità nazionale. Promette di sbloccare i fondi Ue congelati, rafforzare lo stato di diritto, combattere la corruzione e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. In campagna elettorale ha evitato temi divisivi come diritti LGBTQ e guerra in Ucraina, concentrandosi su economia e servizi pubblici.
Figura divisiva, descritto come carismatico ma anche duro e accentratore, Magyar resta per molti un’incognita. Ma il suo punto di forza è stato il tempismo: è emerso quando l’Ungheria era pronta a cambiare. Ora dovrà dimostrare di saper governare quel cambiamento.
