La guerra civile degli scimpanzè Ngogo: raro conflitto tra primati, non serve un'ideologia per la violenza (foto Ansa-Blitzquotidiano)
In epoca di drammatici conflitti tra umani, può essere istruttivo aggiornare le conoscenze sulle origini dell’ostilità e della violenza fra gruppi. Affidandoci all’osservazione dei primati, i nostri parenti più stretti, in termini evolutivi.
Rare le scissioni tra gruppi, in media ogni 500 anniUna strana – perché rara – scissione all’interno di un esteso gruppo di scimpanzé, ha condotto a un feroce conflitto intestino, una vera “guerra civile”.
Rare le scissioni tra gruppi, in media ogni 500 anni
Il gruppo in questione, gli scimpanzé Ngogo, dal nome della collina dove vivono nel Parco Nazionale di Kibale in Uganda, è il più osservato fra tutti i gruppi non umani. Una popolazione di duecento esemplari in libertà osservata per decenni.
Il team di specialisti guidati dall’antropologo Aaron Sandel dell’Università del Texas a Austin ha documentato, dalle prime avvisaglie fino alla deflagrazione, il conflitto. “Mi sentivo un corrispondente di guerra”, ha dichiarato a Science, che ha pubblicato i risultati dello studio.

Una ‘guerra civile’ tra scimpanzé che ha portato alla scissione della più grande comunità conosciuta al mondo in due gruppi rivali: un evento rarissimo che, secondo studi genetici, si verificherebbe in media ogni 500 anni.
Il conflitto, segnato anche dall’uccisione di esemplari adulti e cuccioli, è stato ricostruito grazie a trent’anni di osservazioni sul campo.
La comunità di scimpanzé di Ngogo si è dimostrata coesa per i primi vent’anni dello studio. Nel 2015, però, sono emersi i primi segnali di polarizzazione: i gruppi occidentale e centrale hanno iniziato a evitarsi sempre più.
Questo cambiamento ha coinciso con una riorganizzazione della gerarchia di dominanza maschile ed è avvenuto un anno dopo la morte di diversi maschi adulti, che probabilmente fungevano da ‘ponti’ mantenendo coesa la comunità più ampia.
La scissione si è completata nel 2018, quando gli scimpanzé hanno dato vita a due gruppi distinti (occidentale e centrale) con territori separati. A quel punto è seguita una serie di attacchi mortali da parte del gruppo occidentale contro membri di quello centrale.
Tra il 2018 e il 2024, i ricercatori hanno osservato direttamente, o ricostruito con alto grado di certezza, sette attacchi contro maschi adulti e 17 contro cuccioli.
“Ciò che colpisce particolarmente – sottolinea Sandel – è che gli scimpanzé stanno uccidendo ex membri del proprio gruppo. Le nuove identità di gruppo stanno prevalendo su relazioni cooperative che esistevano da anni”.
In molte specie di primati, i grandi gruppi si dividono regolarmente in gruppi più piccoli, spesso riducendo la competizione per le risorse. Ma negli scimpanzé, le scissioni permanenti sono molto rare.
L’unico caso precedentemente segnalato risale agli anni Settanta a Gombe, in Tanzania, durante il lungo studio di Jane Goodall. Ma quel caso è rimasto oggetto di dibattito, in parte perché gli scimpanzé venivano nutriti dai ricercatori.
“Non serve un’ideologia per generare ostilità”
“Non serve un’ideologia per generare ostilità”, ha commentato Richard Wrangham, primatologo dell’università di Harvard, parlando con Science.
“Se le dinamiche relazionali da sole possono generare polarizzazione e conflitti letali negli scimpanzé, senza linguaggio, etnia o ideologia, allora negli esseri umani questi marcatori culturali potrebbero essere secondari rispetto a qualcosa di più fondamentale”, afferma Sandel.
“Se ciò fosse vero, potremmo avere la possibilità di ridurre i conflitti sociali nelle nostre vite personali”.
