Il linguaggio segreto delle hostess: cosa significano davvero le parole e i gesti usati a bordo (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Chi vola spesso potrebbe aver sentito pronunciare nomi apparentemente comuni come “Bob”, “Philip” o “Hugo” senza comprenderne il significato. In realtà, dietro queste parole si nasconde un vero e proprio linguaggio in codice utilizzato da hostess e steward per comunicare tra loro in modo discreto, senza che i passeggeri possano coglierne il senso.
A rivelarlo è stato un assistente di volo inglese al quotidiano britannico The Sun, spiegando come questi codici siano ampiamente conosciuti nel settore dell’aviazione. L’obiettivo è semplice: consentire comunicazioni rapide ed efficaci durante il volo, mantenendo professionalità e discrezione anche in situazioni delicate o impreviste.
Questo sistema permette al personale di segnalare situazioni particolari, esprimere valutazioni sui viaggiatori o comunicare esigenze operative senza creare allarmismi o imbarazzo tra i presenti in cabina.
Aggiungi Blitzquotidiano.it come fonte su Google
Da “Bob” a “Philip”: cosa dicono davvero sui passeggeri
Tra i codici più curiosi c’è sicuramente “Bob”, abbreviazione di “Best on Board”. Sentire questo nome durante un volo è un vero complimento: significa che il passeggero in questione è stato giudicato il migliore a bordo, magari per educazione, collaborazione e comportamento impeccabile.
Decisamente meno lusinghiero è invece il termine “Philip”, usato per indicare i viaggiatori problematici. Il codice deriva da “PILP”, acronimo di “Passenger I’d Like to Punch”, letteralmente “il passeggero che vorrei prendere a pugni”. Viene utilizzato per chi si comporta male, alza troppo il gomito o crea disagio durante il viaggio.
Anche il saluto finale può contenere un messaggio nascosto. Se il classico “arrivederci” è standard, sentirsi rivolgere un “cheerio” rappresenta un segnale positivo: significa che il passeggero è considerato gradito e sarà accolto volentieri sui futuri voli.
I codici più insoliti: da “Hugo” al morso del coccodrillo
Tra i termini più delicati c’è “Hugo”, utilizzato in caso di decesso a bordo. Il nome deriva dall’espressione “Human Gone” e consente all’equipaggio di affrontare situazioni estremamente sensibili con discrezione.
Esiste poi un linguaggio fatto di gesti utilizzato soprattutto tra colleghi. L’espressione “caffè caldo”, ad esempio, viene usata per segnalare la presenza di un passeggero particolarmente attraente. Una frase come “C’è del caffè caldo al 3B” ha quindi un significato ben diverso da quello apparente.
Curiosi anche i segnali legati alla fame del personale di bordo. Simulare con le mani il morso di un coccodrillo indica la voglia di un panino prosciutto e formaggio; unire i palmi segnala un calzone, mentre roteare le mani indica la richiesta di un wrap di pollo. Piccoli gesti che raccontano il sorprendente e sofisticato linguaggio segreto del cielo.
