Coronavirus, l’Oms ce l’aveva detto nel 2007: “Il cambio di clima libera i virus”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 27 Febbraio 2020 11:05 | Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2020 13:28
Coronavirus, l'Oms ce l'aveva detto nel 2007: "Il cambio di clima libera i virus"

Coronavirus, l’Oms ce l’aveva detto nel 2007: “Il cambio di clima libera i virus” (Foto Ansa)

ROMA – “Te l’avevo detto” è una delle frasi che meno si vorrebbero sentire quando ci si trova ad affrontare un problema eppure, in questo caso, l’Oms ce l’aveva proprio detto. E non solo a noi, a tutto il mondo. E’ datato 2007 il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che avvertiva che le infezioni virali, batteriche o da parassiti sono una delle minacce più consistenti in un Pianeta dove il rischio del cambiamento climatico si fa sempre più grave. Oltre dieci, tredici per l’esattezza anni fa, la Scienza aveva avvertito del pericolo: il cambiamento climatico farà comparire virus mai incontrati dall’uomo. Con le relative conseguenze.

Un ammonimento perfettamente calzante con la situazione che stiamo vivendo, con il Coronavirus che dagli animali, dai pipistrelli è passato all’uomo. Ma non è l’unico. Dagli anni Settanta nuove patologie sono apparse a un ritmo di una all’anno e ora sono 40 quelle che una generazione fa non si conoscevano. Succedeva anche prima, vero, è anzi un percorso del tutto naturale. Il punto e la differenza sono che con il cambiamento climatico causato dall’uomo, da noi, si sono sconvolti e alterati equilibri e ritmi.

Nella versione più cinematografica, ma comunque possibile, i nuovi virus potrebbero comparire dai ghiacci vecchi di migliaia di anni che si sciolgono, e che potenzialmente possono contenere virus e batteri sconosciuti al nostro sistema immunitario. Ma ci sono modalità e scenari molto più banali, in cui rientra appieno il caso Coronavirus. Con la distruzione di habitat naturali e la crescita della popolazione umana, aumentano i contatti tra umani e animali.

Animali che sono naturalmente portatori di agenti patogeni, come lo siamo anche noi. Solo che noi siamo attrezzati per difenderci da quelli che conosciamo, mentre siamo indifesi da quelli che mai abbiamo incontrato prima. Il mutare delle temperatura, l’innalzarsi di quelle medie creano poi altre condizioni per il diffondersi delle malattie. Un esempio? Topi e zanzare.

Con più caldo e stagioni fredde più brevi possono rimanere più a lungo attivi, possono viaggiare più lontano e raggiungere nuovi posti dove le difese non sono ancora state sviluppate. Anche se nella diffusione sono le nostre abitudini quelle che più aiutano i viaggi e gli spostamenti di virus e altro. Nulla in questo batte un aereo. Con miliardi di persone che si spostano in poche ore da una parte all’altra del Pianeta, attraverso una capsula dove siedono fianco a fianco centinaia di passeggeri, le distanze sono di fatto azzerate.

Ora le cose sul fronte Coronavirus sembrano andare meglio: il virus non è particolarmente letale, anzi l’80% dei contagiati non va oltre una febbriciattola, e i contagi sono in calo. C’è un numero, diverso per ogni malattia, che si chiama ‘R con 0’ e indica le persone che, in media, ogni individuo infetto contagia: se quella cifra è inferiore a 1, la diffusione si arresta da sola. In Cina eravamo a 3.3, oggi siamo a 2.2. Il trend è positivo, ma aspettiamoci altre epidemie nel prossimo futuro. L’Oms ci ha avvertito.