Nucleare, l’Aiea: “Nel mondo 920 siti a rischio attentato”

Pubblicato il 12 Aprile 2011 11:03 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2011 11:13

TRIESTE – Nel mondo sono 920 i siti nucleari che possono diventare obiettivi di un attentato terroristico o di sabotaggio. Il dato dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) è emerso a Trieste nel corso della prima Scuola internazionale sulla Sicurezza Nucleare.

Nel dettaglio – ha spiegato il responsabile dell’area prevenzione dell’Agenzia, Miroslav Gregoric – i potenziali obiettivi nucleari includono 480 reattori nucleari utilizzati per scopi scientifici, 440 reattori impegnati nella produzione energetica e 25 mila armi nucleari.

Le maggiori preoccupazioni – ha evidenziato alla Scuola organizzata dal Centro internazionale di Fisica Teorica (Ictp) – sono rappresentate da possibili furti di armi finalizzati a creare bombe nucleari improvvisate, il sabotaggio degli impianti o il trasporto di materiale radioattivo.

”Queste minacce – ha aggiunto Gregoric – possono essere prevenute con adatte convenzioni per la sicurezza nucleare, leggi e organismi di regolazione in vigore”.

I siti a rischio sono distribuiti in tutto il mondo, e non sono solo i tradizionali reattori nucleari ma anche impianti industriali o scientifici. La gran parte del materiale nucleare è comunque nei Paesi dotati di armi nucleari come Stati Uniti d’America, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina. Molto materiale – ha sottolineato il responsabile dell’Aiea – è presente anche in Paesi in via di sviluppo dell’Africa, in Paesi ex sovietici e in India, Pakistan e Giappone.

L’obiettivo della Scuola sulla sicurezza nucleare istituita dall’Ictp e sostenuta dall’Aiea e dalla Farnesina ha lo scopo di lavorare per sottolineare l’importanza della sicurezza negli Stati che impiegano energia nucleare sia per produrre elettricità, sia per usi medici e industriali.

”I Paesi – ha detto il co-direttore della scuola, Andrea Braunegger-Guelich – devono sviluppare una cultura sulla sicurezza, e lavorare per avviare progetti comuni di salvaguardia”.

L’invito a non abbassare la guardia è arrivato anche da Filippo Formica, vice direttore generale Affari Politici e Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri. ”Quanto accaduto a seguito del terremoto in Giappone – ha rimarcato Formica – ha reso evidenti i rischi, ma il terremoto è un evento singolo, mentre il rischio del terrorismo o altri usi criminosi di materiale radioattivo è continuo e onnipresente”.

D’altra parte ”è quanto mai evidente in questi giorni – ha aggiunto il direttore dell’Ictp, Fernando Quevedo – che la preparazione degli esperti e degli scienziati gioca un ruolo essenziale e strategico nella gestione del rischio nucleare”.

Per questo il programma è stato strutturato per offrire agli scienziati dei Paesi in via di sviluppo conoscenze per valutare e gestire il rischio correlato all’utilizzo di sostanze radioattive, in particolare quando impianti o materiali diventano oggetto di sabotaggio, si trasformano in armi, o vengono rilasciate per errore, in ambito di trasporti illeciti, nell’ambiente.

”Anche l’Italia – ha spiegato il ricercatore dell’Ictp Claudio Tuniz – ha un ruolo centrale nella promozione della sicurezza, grazie proprio alle relazioni dell’Ictp con i Paesi in via di Sviluppo e con tutti gli Stati coinvolti”.

Ai corsi, che si chiuderanno il 22 aprile, partecipano 21 scienziati esperti e 50 studenti da Europa, Russia, Grecia, Stati Uniti, Africa, Medio Oriente, Cuba, Sud-Est Asiatico, India e Sud America.