Siti a luci rosse: troppe visite creano danni all’ambiente causa carbonio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 dicembre 2017 14:32 | Ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2017 14:32
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Siti a luci rosse: troppe visite creano danni all’ambiente causa carbonio

ROMA – Il boom di contenuti pornografici online ha un impatto ambientale superiore a quello che avevano le vecchie videocassette. La  colpa è di internet che rende la fruizione di video a luci  rosse accessibile ad un numero mai immaginato prima di persone.  Al tema il magazine The Atlantic dedica un ampio servizio che mette in risalto i danni ambientali che derivano da un eccessivo traffico.

Sotto la lente finisce la “carbon  footprint”, l’impronta di carbonio, ovvero il totale di gas  serra prodotto durante le attività umane, come somma di tutte  le emissioni di anidride carbonica. Se in via generale la  “dematerializzazione” permessa da internet giova all’ambiente,  la pornografia digitale rappresenta una negativa eccezione.  Secondo gli esperti il numero di persone che guarda video  porno è talmente alto grazie alla diffusione di internet che  l’impronta di carbonio è peggiore di quella riscontrata  all’epoca di dvd e riviste per adulti. Al contrario, lo  streaming musicale ha avuto conseguenze positive sull’ambiente  grazie all’eliminazione di materiali come cd, confezioni di  plastica e cellophane, scatole e carburante utilizzati per la  spedizione. Un taglio che ha giovato una riduzione delle  emissioni di diossido di carbonio almeno del 40%. Non cosi’ la  pornografia.

A partire dal 2008, a fare la  differenza è stata l’esplosione di siti definiti “tube” ovvero  quelli che permettono di guardare video con le stesse modalità di YouTube. Secondo la sociologa Gail Dines il segreto del  successo della pornografia online e’ dato dalla concentrazione  delle cosiddette tre “A”: affordability, accessibility e  anonymity ovvero convenienza, accessibilità e anonimato. “Più  il porno diventa anonimo, conveniente e accessibile, più la  domanda aumenta”.

Per la studiosa si tratta dello stesso principio che regola la diffusione di altre tecnologie come ad esempio i telefonini.  Pur non esistendo numeri e quantificazioni precise, i dati  forniti da Pornhub, attualmente il sito porno piu’ visitato al  mondo, possono essere un interessante paradigma. Nel 2013,  spiega The Atlantic, il sito era stato visitato in un anno 14,7  miliardi di volte. Nel 2016 i miliardi erano quasi raddoppiati,  arrivando a 23. In totale le ore passate dagli utenti online  erano 4,59 miliardi. Cifre impressionanti, soprattutto perché  riferite ad uno solo dei tanti portali disponibili  gratuitamente.  In altre parole, spiega il magazine, se le valutazioni  degli esperti di pornografia dovessero essere esatte, la  digitalizzazione del porno potrebbe aver accresciuto cosi’  tanto il numero di fruitori da provocare effetti disastrosi per  l’ambiente.