Città cinesi inquinate, gli americani accusano. Pechino replica ”provocazione”

Pubblicato il 6 Giugno 2012 - 19:24| Aggiornato il 13 Maggio 2022 OLTRE 6 MESI FA

PECHINO, CINA – Come se ce ne fosse bisogno, tra Cina e Stati Uniti si è aperto un altro fronte di ostilità, quello dell’ inquinamento.

Alle polemiche mai sopite tra Pechino e Washington su diritti umani, sul commercio, sulla parità dello yuan e a quelle esplose negli ultimi due anni sul rafforzamento militare cinese nel Pacifico, il viceministro dell’ ambiente di Pechino Wu Xiaoqing ha aggiunto quella sulle rilevazioni dell’ inquinamento atmosferico nelle grandi città, che le sedi diplomatiche americane diffondono regolarmente attraverso Internet.

Questa pratica, ha detto Wu in una conferenza stampa a Pechino, ”viola gli accordi internazionali e le leggi locali”. Il viceministro ha aggiunto che ”secondo la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche i diplomatici stranieri sono tenuti a rispettare e a seguire le leggi locali e non possono interferire negli affari interni”.

L’ ambasciata degli Usa ha fatto orecchie da mercante ed ha installato sul suo tetto un apparecchio per monitorare il livello d’ inquinamento nella metropoli.

Accade spesso le sue valutazioni divergono da quelle del ministero. Lo stesso e’ stato fatto dai consolati americani di Shanghai e di Guangzhou. Le stazioni di monitoraggio delle sedi diplomatiche americane, al contrario di quelle cinesi, rilevano anche le particelle chiamate PM2,5, che sono per esempio emesse dai motori diesel.

Sono di dimensioni microscopiche e di conseguenza difficili da individuare ma sono considerate le piu’ pericolose per la salute. Esperti cinesi hanno sottolineato che rilevazioni fatte solo in una zona limitata della città sono scientificamente imprecise.

Sul suo sito web (clicca QUI), la rappresentanza diplomatica degli Usa ha ammesso che i dati che diffonde sono parziali giacché ”un’ analisi su tutta la città non può essere fatta con un solo apparecchio”. Il viceministro Wu ha aggiunto che le rilevazioni fatte dalla Cina usano metodologie approvate dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e sono ”in accordo con l’ attuale situazione del nostro Paese”. Gli americani non ci credono.

Le autorità cinesi affermano che nella capitale l’ inquinamento è nettamente diminuito dopo che, nel 2008, la maggior parte delle fabbriche sono state trasferite nelle zone periferiche. Ciononostante l’ uso ancora diffuso del carbone, il costante aumento dei veicoli in circolazione e le emissioni degli spray creano spesso una cappa di aria inquinata che a volte avvolge la metropoli per giorni e giorni e che scompare solo quando si alza il forte vento proveniente dal deserto della Mongolia o dalle pianure della Siberia.

Così gli americani che vivono e lavorano nelle principali città cinesi aspettano il vento, ma intanto protestano suscitando la rabbia delle competenti autorità pechinesi.