“La trincea sbagliata”: Pierluigi Battista sul Corriere della Sera

Pubblicato il 21 Febbraio 2011 12:32 | Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2011 12:32

ROMA – La continua “guerriglia” di Silvio Berlusconi contro magistrati e giornalisti rischia di portare il premier su un terreno minato. Lo ha scritto sul Corriere della Sera Pierluigi Battista in un articolo intitolato “La trincea sbagliata”. Secondo l’opinionista del Corriere, il comportamento di Berlusconi potrebbe essere controproducente: ad esempio, rischia già di suscitare un “braccio di ferro” con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Grazie allo smottamento di Futuro e libertà, il governo consolida la sua maggioranza in Parlamento. Ma la temperatura politica, malgrado i ripetuti appelli di Giorgio Napolitano, non accenna a decrescere. Il capo dello Stato torna a deplorare la lotta politica ridotta a chiassosa e devastante «guerriglia» , ma nelle stesse ore il premier agita la riforma della giustizia come arma definitiva per piegare i magistrati milanesi. Inoltre il presidente della Repubblica invita a non considerare il Tribunale di Milano come una terra di nessuno, sottratta ai vincoli virtuosi dello Stato di diritto.

Ma Berlusconi, rinfrancato dai nuovi numeri parlamentari che ne incrementano la forza, agisce invece come se nei prossimi mesi non si dovesse celebrare un processo scandito dalle regole dello Stato di diritto, bensì il duello finale con gli odiati «nemici» di Milano. È l’annuncio di un ennesimo braccio di ferro con il Quirinale. È lo stesso Berlusconi a sottolineare platealmente l’intento bellicoso che anima la nuova riproposizione di una riforma della giustizia non varata nei diciassette anni della Seconda Repubblica e che oggi viene riproposta per così dire con rito «abbreviato» , come risposta al giudizio «immediato» di Milano.

Il ministro della Giustizia Alfano ne aveva descritto i pilastri garantisti, a cominciare da una più netta separazione delle carriere che accentuasse la «terzietà» del giudice, professionalmente lontano in egual modo dall’accusa e dalla difesa. Obiettivo destinato ovviamente a suscitare polemiche ma comunque ispirato a un’idea generale del funzionamento della giustizia che può trovare il consenso anche di chi non è pregiudizialmente schierato con il partito del premier. Ma è stato proprio il premier a spostare l’attenzione su altri pilastri, quelli che gli stanno più a cuore: il divieto delle intercettazioni e la reintroduzione dell’immunità parlamentare. Persino i criteri di nomina dei giudici della Corte costituzionale sono apparsi prioritari rispetto a riforme che rendano più equa, veloce e umana la giustizia italiana.

Un atto di «guerriglia» , appunto, reso possibile da una forza parlamentare impensabile fino a pochi giorni fa. Se il governo ha i numeri, è lo stesso Napolitano a sottolinearlo, dimostri di poter andare avanti facendo le riforme di cui è capace e non incendiando il dibattito politico fino alla sua degenerazione in una guerra totale senza esclusione di colpi. Faccia le riforme e non perda tempo a consumare vendette. Consentendo al premier di difendersi, avvalendosi, nel processo, di tutti gli strumenti legali tutelati dallo Stato di diritto. Ma non architettando avventurosi sbarramenti dell’ultimo minuto per impedire a quel processo di essere addirittura celebrato. Per governare e non per scatenare la guerriglia. Per riformare la giustizia e non per vendicarsi con giudici e giornalisti.