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Pd. Bersani, post primarie, no agli elefanti, con Renzi per vincere le elezioni

Pubblicato il 4 Dicembre 2012 9:56 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2012 9:56

Dopo le primarie, il Pd guidato da Pier Luigi Bersani aiutato da Matteo Renzi deve cambiare, trasformarsi, evolversi, scrive Ezio Mauro, direttore di Repubblica e constata:

“quando la parola torna ai cittadini perché i partiti danno loro la possibilità di esprimersi, di prendere parte e di contare, l’antipolitica tace, o addirittura deve inseguire”,

ma con un ma:

“a patto che i partiti si aprano invece di arroccarsi e che la politica, di conseguenza, torni a parlare la lingua popolare della gente”.

Esame dei contendenti alla guida della sinistra:

“Renzi aveva con sé la forza della rottura (che ha premiato nelle primarie tutti coloro che sparavano sul quartier generale), l’evidenza dell’età, l’energia del cambiamento. Tutti elementi in lui quasi antropologici, come se dicesse: sinistra e destra sono dell’altro secolo, la mia biografia è il mio programma e la garanzia del cambiamento.

“Bersani aveva il peso dell’apparato ma anche il vantaggio dell’esperienza, dell’arte di governo, la capacità di trasmettere un’idea di sinistra aggiornata all’epoca che viviamo e all’Europa, un sentimento politico di sicurezza sociale che non rinnega il merito ma insegue l’uguaglianza. Come se promettesse: la sinistra c’è ancora, è diversa dalla destra che abbiamo conosciuto e ha qualcosa da dire per governare la crisi.

Incoronazione dal basso di Bersani:

“Vincendo una sfida vera, senza rete di protezione, il segretario diventa leader. Ma sbaglia se pensa di aver sconfitto la voglia di cambiare, confinandola al 40 per cento.”

Guardando avanti,

“le primarie dicono che il tema del cambiamento è più ampio della pura questione generazionale e che il concetto di sinistra non si riduce al solo cambiamento”.

Per questo, un monito:

“guai se Bersani si farà riagguantare dagli “elefanti” del partito, se si farà rinchiudere nel recinto del suo gruppo di vertice, interessato al dividendo della vittoria. Ormai è chiaro che quel partito è forte solo se è contendibile, scalabile, aperto, nuovo davvero”.

“Renzi, apriscatole del sistema, può essere più utile del “renzismo”: con un’alleanza per rinnovare metodi e politica e per battere la destra, visto che l’avversario – finite le primarie – torna a star fuori e non dentro il partito”.

Scenario 2013:

“Oggi la sinistra può vincere anche per le debolezze altrui, restando ferma. Ma per convincere e governare, deve cambiare davvero, partendo da se stessa. Il cammino è cominciato: soprattutto, è obbligatorio”.