Trafficanti di profughi su Facebook e al telefono: “6mila euro, tutti i comfort”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Gennaio 2015 9:27 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2015 9:28
Trafficanti di profughi su Facebook e al telefono: "6mila euro, tutti i comfort"

La Blue Sky M, il cargo abbandonato al largo di Corfù e attraccato poi a Gallipoli

ROMA – I trafficanti di profughi hanno profili Facebook, parlano al telefono, rassicurano chi vuole partire verso un mondo migliore. I trafficanti di profughi promettono un viaggio “con tutti i comfort”, ma la realtà è tutta un’altra cosa. La promessa: pagate 6mila euro per una nave con posti comodi, una coperta, cibo, tutto ciò di cui si ha bisogno. Un’inchiesta di Repubblica, a firma di Fabio Tonacci, Vittorio Iacovella e Fouad Roueiha, ricostruisce il modo in cui avviene il reclutamento dei migranti pronti a lasciare il proprio Paese.

Innanzitutto, i trafficanti usano pagine Facebook in cui non nascondono la propria attività: distinguono giusto tra “trafficante di mare” e “trafficante di terra”. Nelle stesse pagine ci sono numeri di telefono (generalmente sono utenze siriane) attraverso cui poter contattare il trafficante.

Per telefono comincia la contrattazione: “La settimana prossima c’è una partenza, se dio vuole. Una nave di 120 metri che parte da Mersin. Il posto costa 6.000 dollari a persona. Quella prima costava meno, tra i 5.500 e i 5.700, perché era di 80 metri. Questa è lunga 120 metri, è allestita meglio…”.

E cominciano le garanzie: “Nella nave c’è tutto quello che serve. I posti per dormire sono separati: c’è uno spazio per gli uomini e uno per le donne molto più comodo rispetto all’altro. A ognuno verrà dato un cuscino e una coperta, il resto sarà fornito a bordo”. Quindi per mangiare e bere, chiediamo, non c’è problema? “È tutto garantito. Depositati i soldi andrà tutto bene, fidati”.

Blitz Quotidiano vi propone questo come l’articolo del giorno:

«Ho due cugini siriani in Turchia che vogliono venire in Italia. C’è qualcosa che potete fare per aiutarci?».

«La settimana prossima c’è una partenza, se dio vuole. Una nave di 120 metri parte da Mersin. Il posto costa 6.000 dollari a persona. Quella prima costava meno, tra i 5.500 e i 5.700, perché era di 80 metri. Questa è 120 metri, allestita meglio…».

Al telefono, il trafficante di esseri umani che organizza le traversate sui mercantili lanciati contro le coste italiane senza equipaggio, ha la voce gentile, premurosa. Sa mentire, e lo fa bene. «Se ci fosse anche solo l’uno per cento di possibilità di affondare, non lo organizzerei». E invece, la sorte di questi cargo riempiti di centinaia di profughi è affidata alla sorte. Dipende da quanto sarà tempestivo l’intervento di Guardia Costiera o Marina militare, una volta abbandonati, con i motori bloccati a 10 nodi e il pilota automatico programmato per andare a sbattere contro gli scogli della Puglia e della Sicilia.

UN POSTO NELLA STIVA

C’è un numero di telefono da fare, se si vuole prenotare un posto nella stiva. Numero che i profughi siriani e iracheni, fermi da mesi nei campi d’accoglienza in Turchia, si passano di mano in mano. È un cellulare turco, ma risponde una persona con accento siriano, probabilmente della zona di Aleppo. Repubblica conosce quel numero. Con l’aiuto di un traduttore lo abbiamo chiamato, fingendoci interessati a far salire due persone e un bambino di 5 anni sul prossimo cargo diretto in Italia. E, a giudicare dalla prontezza con la quale ci ha snocciolato prezzi e false rassicurazioni, deve ricevere decine di richieste al giorno. Una specie di call center della disperazione.

«Se dio vuole», ripete a ogni frase. «Se dio vuole il viaggio dura sei giorni. Il bambino non paga. Falli venire da me a Mersin, il loro soggiorno è a nostre spese dal momento in cui si saranno procurati i soldi». Come avverrà il pagamento? «Depositano i soldi qui (in un’agenzia, ndr ), all’arrivo in Italia ci invieranno il codice per poterli ritirare. Non lo farò prima, lo garantisco». Bisogna portare qualcosa per la traversata? «Nella nave c’è tutto quel che serve. I posti per dormire sono separati: c’è uno spazio per gli uomini e per le donne. Questa è molto più comoda rispetto all’altra. A ognuno verrà dato un cuscino e una coperta, il resto sarà fornito a bordo ». Quindi per mangiare e bere, chiediamo, non c’è problema? «È tutto garantito».

SOS DA PARIGI

Non è vero. Le cronache degli ultimi tre mesi hanno raccontato di persone soccorse in condizioni pietose, sui cargo intercettati a poche miglia dalle nostre coste. Yahiya, 26 anni, era uno dei passeggeri del Blue Sky Mfatto attraccare a Gallipoli il 31 dicembre con 793 migranti nella pancia: «Abbiamo dovuto bere l’acqua gialla con cui si raffreddavano i motori, dormendo su un ballatoio largo 40 centimetri, a 6 metri da terra, per 5 giorni. Non c’erano coperte, il cibo e l’acqua sono finiti dopo due giorni». Non è garantito un bel niente.

Eppure, nei social network dove circolano le notizie dei viaggi, l’organizzazione (probabilmente composta da turchi che si servono di siriani per pilotare i cargo e contattare i passeggeri) pubblicizza traversate che sembrano crociere. Sulla pagina Facebook “L’immigrazione in Europa siriani riuniti in Turchia” si trovano post con numeri da contattare. Sul profilo “Mersin-Italia”, 533 amici, dettagli sui prezzi, lunghezza della navi in partenza, sconti comitive, sistemazioni in albergo gratuite nei pressi del porto. Sul web ce ne sono a decine, di pagine del genere.

La rete di affiliati al gruppo degli scafisti — secondo fonti investigative — ha agganci in tutta l’Africa Occidentale, Svezia, Italia, Francia e Germania. Non è un caso che il 20 dicembre scorso la prima telefonata di Sos arrivata alla centrale operativa della Guardia Costiera per segnalare la deriva del cargo Merkur 1 (800 profughi) sia partita da Parigi.

I PASSAGGI VIA TERRA

L’organizzazione si occupa di tutto. Compra le navi quasi in disarmo, gestisce i gommoni con i quali vengono fatti salire i profughi, rimedia scorte di viveri (mai sufficienti). Alla bisogna, procura pure passaporti. Un link postato sul profilo “Il viaggio dei rifugiati siriani verso l’Europa” rimanda a una pagina denominata “Ufficio consulenze”: video e foto di passaporti, visti di soggiorno, licenze, patenti. Tutti col timbro delle autorità siriane. E un numero di telefono da comporre. All’interlocutore, anch’esso siriano che vive in Turchia, diciamo di aver bisogno di documenti per tre ipotetici familiari che si trovano in Italia. «Se vi servono solo per la richiesta d’asilo e per registrarne l’identità, costa un po’ meno — risponde — oppure se ne possono fare altri per poter andare e venire. È possibile avere carte d’identità e patenti». Tutto ha prezzo, e lui presenta così i suoi. «Un passaporto valido per 2 anni? 1.500 dollari. Se lo vuoi che duri 4 anni sono 1.700, per 6 invece 1.800. Carta d’identità? 500 dollari. Patente internazionale? 500». L’uomo assicura che si tratta di documenti siriani regolari, e non è chiaro se anche lui sia uno sodale del gruppo criminale, o solo un prestatore di servizi. Sostiene però di sapere come raggiungere la Germania. «Attraverso la Grecia non si può più, io uso un altro passaggio via terra. C’è anche la possibilità di arrivarci in aereo, da qui, ma costa 9.000 euro. Il pagamento? Money transfer con Wester Union».

LA PROSSIMA PARTENZA

Le vie per fuggire in Europa, dunque, non mancano. E da qualche parte nel Mediterraneo, forse vicino a Cipro, forse ancora nell’Egeo, c’è un mercantile di 120 metri pronto a lanciarsi verso l’Italia non appena sarà carico dei profughi in grado di pagare migliaia di dollari.

«Pubblicheremo su Internet, attraverso la nostra pagina, gli aggiornamenti della navigazione una volta al giorno», assicura il primo trafficante contattato, quello del viaggio sul cargo. «Appena iniziamo ad allontanarci dalle coste greche ci ricolleghiamo con il capitano, poi il quinto e il sesto giorno, prima che arriviamo, ne diamo notizia sulla pagina».

Quindi insomma, saremo tranquilli? «È tutto garantito e sicuro come meglio non si potrebbe». Bi Izn Allah , se Dio vuole.