Ambiente e Pd: Zingaretti vuol salvare il pianeta, intanto ci cadono in testa i rami e le buche ci azzoppano

di Marco Benedetto
Pubblicato il 8 marzo 2019 14:00 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2019 14:21
Ambiente e Pd: Zingaretti vuol salvare il pianeta, intanto ci cadono in testa i rami e le buche...

Ambiente e Pd: Zingaretti vuol salvare il pianeta, intanto ci cadono in testa i rami e le buche ci azzoppano. Nella foto: buchi in piazza Cavour, sullo sfondo del Tempio della Giustizia, la Corte di Cassazione (Foto Blitz quotidiano)

ROMA – Salvare il pianeta è la nuova parola d’ordine del Pd a guida Nicola Zingaretti. Intanto a Roma ogni giorno cade un albero o un grosso ramo uccidendo qualcuno o bloccando il traffico. In centro, se non cammini con gli occhi fissi a terra, rischi di romperti la testa o una gamba. 

La nuova frontiera ambientalista del Pd forse andrebbe spostata un po’ più vicino a noi. Invece di rovinare le domeniche alla gente cone le stupide e inutili giornate senza (per modo di dire) auto, cominciassero a far funzionare le cose.

Far funzionare le cose è, come ho già detto, quello che gli italiani chiedono da quando l’Italia è stata fatta. Perché per fare la carta di identità devo prendere l’appuntamento fra un mese? Perché un sindaco del passato, penso Walter Veltroni, concesse una specie di cottimo agli impiegati allo sportello: arrivati a un certo punto di documenti messi in cantiere, non se ne sarebbe fatto uno di più, fossero pure soltanto le dieci del mattino. Il tutto mentre alcuni personaggi facevano incetta dei numeretti delle precedenze per poi farne non so cosa, forse anche soltanto elargirli in cambio di una mancia.

Per chi abita a Roma non fa molta differenza fra lo scempio della amministrazione Raggi e quelle che la hanno preceduta, da Veltroni a Alemanno a Marino. I tombini si intasano come si intasavano. La spazzatura si accumula come si accumulava. Oggi in misure spesso ciclopiche. Un segno dei tempi può essere che qualche anima buona ha spostato i cassonetti di via Tacito dall’angolo dove c’è il ristorante di un calabrese a cento metri più in là, davanti a un supermercato Coop alto di gamma. Lungo il percorso, il marciapiede nei mesi estivi è parzialmente occupato dai tavolini del suddetto ristorante; durante tutto l’anno il marciapiede è punteggiato da buchi sempre più ampi e profondi. Il rischio di rompersi il collo è crescente.

Questa è la sfida del nuovo Pd. Allarga il cuore vedere tanta gente in piazza a Milano per i diritti degli immigrati. Per i milanesi ricchi o comunque in qualche modo impiegati possibilmente nel pubblico un immigrato in più è un potenziale domestico in più o un potenziale operaio in più nella fabbrica di papà. Però, cari ex compagni, date anche un po’ ascolto a don Marco Scattolon. Lui magari non va ai cortei, ma con gli effetti del buonismo senza regole ci fa i conti tutti i giorni.

Da qui, dalla realtà della gente comune dovete partire. Non solo quella che abita nel centro del centro e non ha lo stipendio o il salario in competizione con chi è disponibile a prendere la metà, ma anche quelli che una volta erano classe operaia ai cui molti di quelli che parlano di diritti non darebbero davvero la figlia in moglie o il figlio per marito.

Questo chiedono gli italiani dal 1860. Quando ero bambino, a Fascismo caduto e Repubblica consolidata, il più grande pregio che sentivo attribuire al Fascismo dalla gente comune come la mia famiglia, che mai erano stati fascisti e nemmeno dopo comunisti, forse criptodemocristiani perché non fu mai elegante ammetterlo che lo eri (Montanelli diceva che si turava il naso a votarli ma intanto li votava) era che con Mussolini i treni andavano in orario.

Scemenze, se volete, perché riferite a un’Italia un po’ stracciona, quella della battaglia del grano e dei 6 milioni di baionette, mentre gli altri avevano portaerei, superbombardieri e V2. Ma indice del desiderio massimo della massima parte dei cittadini: ordine e normalità.

Il Pci non poteva proporre il modello sovietico ai buoni borghesi che dovevano votarlo. Prima della questione morale, arenatasi poi nel compromesso storico degli appalti, il Pci aveva un punto di forza da opporre ai democristiani: la buona amministrazione delle Regioni rosse. Ne hanno percorso di strada, all’ingiù, i suoi mutanti, dalla perfezione di una Emilia Romagna a scarsa intensità industriale e poca immigrazione (andavi da Torino a Bologna e era come passare da Leeds a Parigi) al disastro della ricostruzione post terremoto.

Però da lì dovete ripartire. Lasciate perdere Instagram e le pance esibite. Pensate alla gente comune, pensate che le elezioni si vincono a centro.

Il populismo non è una novità. Abbiamo già visto dove può portare. Si chiamava Fascismo e Nazismo, ora si chiama Movimento 5 stelle.

Il populismo nasce da un sogno tradito, di benessere, di ordine, di buon funzionamento dello Stato. Quelli che votarono Mussolini ora votano 5 stelle. Per fortuna i tempi sono cambiati, speriamo. Ma non è inseguendo i nuovi fascisti che andrete al governo, se non come ruote di scorta.

Vostro avversario è la Lega. Non il folklore di Salvini ma la buona amministrazione garantita nel Lombardo Veneto. E anche in Liguria, dove la Lega traina. Lì è la sfida. Non perdetevi nel labirinto dei social. Guardate che fine ha fatto Renzi. 

Al 40 per cento Renzi c’era arrivato col voto dei moderati. Confidavano in lui, speravano che dopo 20 anni di coabitazione Berlusconi-Post comunisti, qualcuno avrebbe messo le cose a posto. I moderati non vogliono ideologie, vogliono andare in ufficio in orario, andare in Comune e non fare la coda, non avere l’immondizia saccheggiata dai gabbiani. Invece Renzi ha attaccato i pensionati (salvo pentirsi), ha nominato la capa dei vigili di Firenze in un posto nevralgico della macchina governativa e ci ha inodato di tweet. Ci ha anche ingannati, con la bicicletta e la Smart, per poi comprarsi un aereo da 150 milioni, il doppio di Trump.

Altro che salvare il pianeta. I mutamenti climatici dipendono da ben altre cause che l’impegno del segretario del Pd. Dove era Zingaretti ai tempi dell’ultima era glaciale?

Ma solo una buona amministrazione, statale, regionale, provinciale, comunale, può farci vivere meglio e con meno angosce e pericoli, questi ultimi anni dell’era climatica che sta finendo.