Indiani, neri: figli di immigrati ministri a Londra, conservatori anti Europa

di Marco Benedetto
Pubblicato il 25 Luglio 2019 15:24 | Ultimo aggiornamento: 25 Luglio 2019 15:24
Brexit, Boris Johnson in Parlamento

Boris Johnson al discorso inaugurale da premier in Parlamento (Credit ANSA)

ROMA – Brexit sarà probabilmente una sciagura per gli inglesi, che li riporterà indietro di 30 anni almeno. Ma dal nuovo Governo messo assieme da Boris Johnson, nuovo leader del partito conservatore e primo ministro britannico, appaiono evidenti tre punti:

1. i più accaniti brexiter sono i discendenti degli immigrati,

2. nel Governo Johnson convergono la più feroce componente anti europea del ceto medio inglese e i figli di droghieri e operai di origine indiana e africana che in Inghilterra hanno studiato e fatto strada e odiano gli stranieri in pari misura,

3. la forza dell’educazione scolastica: scuole medie e università giuste, lontano dall’ugualitarismo democratico, romantico ma inefficace della scuola di Stato. Anche se c’è da dire a onore dell’Italia che, mentre negli anni la scuola pubblica da noi manteneva un pur limitato standard, quella inglese scendeva a livelli di cui anche la sinistra si vergognava. In compenso, la scuola privata inglese restava roccaforte di educazione e strumento di selezione di classe, le scuole private italiane chiudevano lasciando spazio solo allo show off dei nuovi ricchi.

A tutelare il nuovo Governo Johnson che dovrà guidare la Gran Bretagna fuori dall’Europa, nei meandri e nelle complessità delle regole del Parlamento di Westminster ci sarà un figlio dell’establishment più reazionario e razzista, Jacob Rees-Mogg, figlio di William, che fu direttore del Times negli anni di piombo e bersaglio quotidiano della sinistra inglese come interpretata dal Guardian.

Altro establishment puro è il nuovo ministro della Difesa, Ben Wallace: scuola militare a Sandhurst (la stessa del maresciallo Montgomery), eroe di guerra. Nel ministero, in uno dei posti più importanti, quello di cancelliere dello Scacchiere, cioè ministro delle Finanze e dell’Economia, c’è Sajid Javid, già ministro dell’Interno con Theresa May, Javid è musulmano, figlio di immigrati pakistani. Un bel balzo di secoli da una Elisabetta a un’altra. La prima Elisabetta, ricorda la storia, fece tagliare la testa a un ministro, Thomas More, perché cattolico.

Simile a quella di Javid è la storia degli altri ministri di origine indiana, Priti Patel (i genitori vievano in Uganda prima delle folie del dittatore nero Idi Amin), Alok Sharma (lui è nato in India, ad Agra, la città del Taj Mahal), Rishi Sunak (sottosegretario al Tesoro) e anche di James Spencer Cleverly, padre britannico e madre della Sierra Leone.
Sono tutti conservatori, detestano l’Europa e, quale che sia il colore della loro pelle, hanno in comune un percorso scolastico di tutto rispetto. Scuole aristocratiche, insegnanti severi. I genitori si sono scannati per farli studiare, hanno benedetto, presso i rispettivi dei, la severità delle scuole come strumento di crescita.

Una lezione di assorbimento delle nuove generazioni figlie dell’immigrazione che l’Italia non è in grado, purtroppo di capire. Qui ci logoriamo sullo jus soli che il buonismo senza sbocchi del Papa Francesco e della sinistra merendera voleva trasformare in un liberi tutti. Senza un minimo di gestione, senza un minimo di programmazione. Aggiungi un posto a tavola, dove si mangia in dieci si mangia in undici. La nostra scuola è sempre peggio. Siamo senza speranza. Sperate di rimanere sotto gli americani. Perché se finirete e i vostri figli finiranno sotto i cinesi…