Matteo Salvini scavalca Beppe Grillo e straparla: “Basta euro, torniamo alla lira”

di Sergio Carli
Pubblicato il 7 dicembre 2016 6:14 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2016 6:44
Matteo Salvini scavalca Beppe Grillo e straparla: "Basta euro, torniamo alla lira"

Matteo Salvini scavalca Beppe Grillo e straparla: “Basta euro, torniamo alla lira” (Foto ANSA / MATTEO BAZZI)

Matteo Salvini rincorre Beppe Grillo e straparla di ritorno alla lira:

“L’Italia ha bisogno di una moneta corrispondente ai suoi valori, alla sua storia, alla sua economia. L’euro è una moneta tedesca, come l’Ue è a trazione tedesca”.

Lo ha detto in televisione, ad Agorà. Matteo Salvini ha specificato che “l’euro è una sovrastruttura che crolla, ed è stato un esperimento visionario fallito”.

È un gioco molto pericoloso, irresponsabile, cinico e anche un po’ bieco. Si potrebbero aggiungere altri aggettivi ma si scivola nell’offesa.

Fin che le spara Beppe Grillo, non c’è da meravigliarsi, ma la Lega, al di là del folklore del Dio Po e delle origini celtiche dei veneti e dei friulani, non può. La lega è un partito che al suo interno ha gente capace e competente, lo si vide quando era nella coalizione di Governo (Roberto Maroni è stato un ministro eccellente), lo si vede nelle regioni e nelle città che amministra. Ha delle posizioni spinte e spesso inultilmente esagerate, anzi proprio sbagliate sul tema della immigrazione, ma è la risposta allo smidollato buonismo stile Boldrini.

Il discorso sulla lira è demenziale, possono farlo nel Meridione, forse, ma certo non al Nord, dove il mercato europeo, la vicinanza della Germania e l’euro sono stati fondamentali nel passaggio da terre di pellagra e di emigrazione alla ricchezza che gli fa credere di essere anche più capaci e intelligenti dei meridionali.

Certo sono gente civile, perché per secoli sono stati sotto l’Austria che gli ha insegnato le regole e il loro rispetto.

Ma questo non vuol dire essere capaci a fare i soldi. I soldi li hanno fatti perché negli ultimi 30 anni tutto il Nord Italia è diventato, dal punto di vista economico e industriale, periferia della Germania.

La Germania, piaccia o no, è il Paese che guida l’Europa e non solo perché ha il mercato più ricco. I tedeschi, la sinistra tedesca, ha affrontato con coraggio la prima crisi del ventunesimo secolo, ha fatto allora, per prima i tagli e i sacrifici che ora chiede a noi, mentre noi, tutti ingolfati nella guerra a Berlusconi, ci giravamo dall’altra parte. Non c’è dubbio che sia difficile combattere con un demagogo senza ritegno né scrupoli come Berlusconi. Ma Gerhard Schröder, leader socialdemocratico, non esitò, salvò la Germania e ora i tedeschi hanno tutte le ragioni per essere severi con noi.

Di Salvini e di Grillo ai tedeschi importa assai poco. Degli italiani ancor meno. Ci considerano traditori, anche quelli di sinistra, ci vedono buoni per lavorare nelle loro fabbriche, per fare i camerieri e i pizzaioli. Gli italiani vorranno un Governo M5s – Lega? Ve ne accorgerete nel friggere, come dice una barzelletta-proverbio genovese che Beppe Grillo dovrebbe conoscere bene.

Cause che sarebbe troppo amaro sviscerare hanno portato alla morte di quasi tutta la grande industria in Italia. La grande industria è dove si produce la ricchezza, perché mette assieme i prodotti che vanno sul mercato mondiale. Ci sono ancora tante aziende industriali, piccole e medie, qualcuna grande, che producono direttamente per il mercato. Ma ce ne sono tante che sono state bravissime a trasformarsi da produttrici per le linee di assemblaggio italiane a produttrici per quelle tedesche.

Onore e merito. Ma ci potete scommettere che senza l’euro quel processo sarebbe stato più lento, difficile, incerto. Lo stesso sarebbe stato anche per tutta quella parte di aziende italiane che esportano direttamente sui mercati, Europa per prima. Pensate agli Stati Uniti d’America: loro forza è stata un mercato continentale, unificato dal dollaro e anche dalla lingua.

Friulani, veneti, fate uno sforzo di memoria, chiedete ai vostri vecchi se siete troppo giovani, chiedete come si viveva dalle vostre parti ancora trenta, quaranta anni fa. E se è per questo, è bene se lo chiedano anche gli altri italiani.