Pietro Maso. Papa Francesco gli telefonò, ora è un boomerang

Pietro Maso. Papa Francesco gli telefonò, ora è un boomerang
Pietro Maso. Copertina del libro: “Il male ero io”

ROMA – Pietro Maso, assassino dei genitori, libero dopo avere scontato 22 dei 30 anni di pena iflittigli, di nuovo nei guai perché le sorelle lo hanno denunciato per estorsione, è diventato un caso di imbarazzo per Papa Francesco e il suo inconsulto attivismo col telefono.

In una intervista al settimanale Chi, Pietro Maso ha rivelato di avere scritto nel 2013 una lettera a Papa Francesco e che Papa Francesco gli ha risposto telefonandogli. Potrebbe trattarsi di una vanteria ma la risposta del Vaticano, né smentita né conferma, fa pensare che sia vero. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa del Vaticano, ha detto che si tratta di

“una storia vecchissima. Se [Papa Francesco e Pietro Maso] si fossero parlati, rientrerebbe nel campo dei rapporti personali del Pontefice e questo esula dalla sua attività pubblica”.

Nella intervista a Chi, Pietro Maso dice:

“A luglio compio 45 anni e sono stato in carcere 22 anni per aver ucciso i miei genitori il 17 aprile 1991. Io ero il Male. Eppure Papa Francesco ha avuto compassione di me. Gli ho scritto una lettera che gli è stata consegnata dal mio padre spirituale, monsignor Guido Todeschini. E dopo pochi giorni il Papa mi ha telefonato. Lui e don Guido sono persone sante”.

Della telefonata di Papa Francesco Maso dice:

“Erano le dieci del mattino e suona il telefono. Ero con Stefania, la mia compagna, rispondo e sento: ‘Sono Francesco, Papa Francesco’. Preso dall’emozione dico ad alta voce: ‘Santità’. Era il 2013. Gli avevo scritto una lettera: ‘Chiedo scusa per quello che ho fatto, chiedo preghiere per i miei colleghi di lavoro che mi hanno accettato nonostante quello che ho fatto, chiedo una preghiera per chi opera per la pace’. Don Guido Todeschini, il mio padre spirituale, ha consegnato la lettera al Papa e qualche giorno dopo il Pontefice mi ha chiamato”.

Mentre sui giornali e sui siti circolavano le anticipazione della intervista a Chi, sulle agenzie usciva una nuova notizia, brutta per Maso e imbarazzante per il Papa. Maso è stato denunciato dalle sorelle, Nadia e Laura Maso, per estorsione.

Nessuno può negare a un sacerdote il diritto dovere di avvicinare assassini e criminali cercandone la redenzione. Ma se quella missione la vuole esercitare il Papa, l’iniziativa più che di carità sa di colpo mediatico, con tutti i rischi di strumentalizzazione sempre e di occasonali effetti colaterali sgradevoli, come nel caso di Maso. Meglio lasciare lavorare, nel silenzio, i cappellani delle carceri e i tanti preti e frati che possono farlo senza finire sui giornali.

 

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