Reggio Calabria: a Hitachi la commessa dei treni di Copenaghen. La lezione giapponese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 marzo 2018 14:09 | Ultimo aggiornamento: 14 marzo 2018 14:09
Reggio Calabria: a Hitachi la commessa dei treni di Copenaghen. La lezione giapponese

Reggio Calabria: a Hitachi la commessa dei treni di Copenaghen. La lezione giapponese

ROMA – Hitachi Rail Italy ha firmato un contratto per una nuova commessa da 50 milioni di euro con la città di Copenaghen per la la fornitura di 8 treni driverless (senza conducente) per le linee M1 e M2 della metropolitana della capitale danese.

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Una buona notizia per la sussidiaria italiana del colosso giapponese, notizia ottima perché i nuovi treni saranno realizzati tra Napoli, per i carrelli e la componentistica elettrica, e Reggio Calabria, per le casse, l’allestimento degli interni e l’assemblaggio.

“Lo stabilimento Hitachi di Reggio Calabria – esulta il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà – si conferma un’eccellenza produttiva a livello internazionale della quale la città deve essere orgogliosa”. E in effetti “eccellenza produttiva”, “livello internazionale”, mettiamoci pure il valore aggiunto dell’innovazione tecnologica, non sono espressioni facilmente associabili al depresso, industrialmente attardato, meridione d’Italia. Figuriamoci al sud del sud.

Proprio oggi il Sole 24 Ore apriva la prima pagina con il titolo “Italia del lavoro divisa in due: l’occupazione cresce solo al Nord”: i dati che certificano lo “sprofondo sud” ci dicono che nel Nord e nel Centro il tasso di occupazione sono rispettivamente al 66,7% e al  62,8% mentre al sud resta al palo con il 44%.

Ma, appunto, l’exploit nippo-calabrese (organizzazione e proprietà giapponese che ha rilevato il comparto da Finmeccanica, ma risorse professionali per la stragrande maggioranza reggine) segnala che quello del sud retrogrado non è un destino ineluttabile. E chiamarlo “miracolo” è una suggestione giornalistica obbligata ma che fa torto a chi non si arrende.

Non è colpa del clima troppo caldo, non dell’Appennino che lo taglia in due, non della odiata Casta, non del “sistema” qualunque cosa significhi. Allora la colpa di chi è? La distribuzione dei consensi alle ultime elezioni offre qualche indizio: da Napoli a Reggio Calabria, inutile girarci intorno, ha vinto a man bassa chi prometteva assistenza invece che investimenti produttivi.