Zingaretti porta il Pd sotto il tacco di Di Maio e del M5s in crisi

di Sergio Carli
Pubblicato il 27 Settembre 2019 12:53 | Ultimo aggiornamento: 27 Settembre 2019 13:23
Nicola Zingaretti porta il Pd sotto il tacco di Di Maio e del M5s in crisi

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio nella foto d’archivio Ansa

ROMA – “Il Pd subisce”, sospira Stefano Folli su Repubblica. Subisce, il Pd, e si piega alle prepotenze di Luigi Di Maio. A Repubblica, per la prima volta non proprio appiattita sulla linea del Pd, non sembrano gradire i continui cedimenti di Luca Zingaretti. Zingaretti è un comunista evoluto, bravo nel bricolage politico ma ancorato a una visione demagogica e populista un po’ passata ma sempre viva nel partito, vedasi il suo vice segretario Andrea Orlando.

L’editoriale di Stefano Folli è una vera e propria requisitoria contro Di Maio e il suo succubo Zingaretti. Di Maio, nel giro di 24 ore, ha portato a segno un uno-due pesante:

1. “Ha ammonito il Pd a non tergiversare sul taglio di 345 parlamentari, da votare alla Camera tra dieci giorni”.

2. “Altra freccia contro la Carta repubblicana. Propone di introdurre il vincolo di mandato per i parlamentari – quelli sopravvissuti al taglio – in modo che nessuno possa cambiare gruppo nel corso della legislatura o anche solo immaginare di lasciare la lista con la quale è stato eletto”. 

Ai due colpi bassi risponde l’inchino del Pd. Sul taglio dei parlamentari, Di Maio “è stato prontamente rassicurato dal partito di Zingaretti, che pure fino a ieri contrastava un tale strappo alla Costituzione concepito dai Cinque Stelle senza darsi pensiero degli squilibri istituzionali che genera e immaginato solo per motivi di bottega politica: la guerra alle poltrone della “casta”, i parlamentari visti come costosi parassiti, per cui più se ne eliminano più risorse economiche si potranno destinare a vari usi sociali”. 

Sul vincolo di mandato, Di Maio sembra convinto di ottenere la stessa disponibilità avuta per la riduzione dei parlamentari (disponibilità, va detto, manifestata anche dal nuovo Renzi di “Italia Viva”) .

Al proposito, Folli ricorda che “l’idea di introdurre il vincolo è tipica di chi disprezza il Parlamento e cerca di ridurne i margini d’azione in nome di una retorica “democrazia diretta”.

“Sarebbe davvero singolare se il Pd cedesse anche su questo punto”, osserva Stefano Folli. Ma l’impressione è “che i Cinque Stelle stiano pian piano imponendo una loro agenda istituzionale, in cui al primo punto c’è la mortificazione del Parlamento”. 

Chi pensava che l’alleanza con il centrosinistra sarebbe servita a rendere “normali” i grillini, facendone i partner affidabili di una sorta di sinistra allargata, deve oggi ricredersi. 

Il tutto aggravato dal fatto che “le mosse di Di Maio sono i sussulti di un uomo in crisi, assediato dai suoi e desideroso di tamponare in qualche modo la fuga degli adepti: la senatrice passata con Renzi, le voci di altre uscite a favore di Salvini, la sensazione che il mondo dei 5S potrebbe sfaldarsi presto o tardi”.

Questo “obbliga i 5S a pretendere il massimo dall’alleato Pd: il taglio dei parlamentari, il vincolo di mandato, domani una legge elettorale gradita. Tutto episodico, al di fuori di una visione riformatrice che anzi sembra inesistente”. 
E il Pd, amara conclusione, “subisce”.