Ingroia imbavagliato al sit-in di protesta contro la Vigilanza Rai (video)

Pubblicato il 1 Febbraio 2013 - 18:36| Aggiornato il 20 Maggio 2022 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – “La decisione delle Vigilanza è uno scandalo. Se non avremo accesso all’informazione televisiva, ci rivolgeremo a tutte le sedi competenti, nazionali e non”. Così il leader di Rivoluzione civile Antonio Ingroia, a margine del sit-in davanti alla commissione di Vigilanza Rai in piazza San Macuto a Roma. E su quanto deciso dalla Commissione di Vigilanza, che ha optato per tre conferenze stampa il 22 febbraio per Bersani, Berlusconi e Casini, Ingroia afferma che “è un’ulteriore conferma della bontà della nostra decisione di cacciare tutti i partiti da Consigli d’amministrazione, a partire dal Cda Rai”.

Il leader e candidato premier di Rivoluzione Civile, Antonio Ingroia, ha preso parte con un bavaglio alla bocca al sit-in di protesta, davanti alla sede della Commissione di Vigilanza della Rai. Una protesta in piazza, ha spiegato Ingroia “contro la decisione della Commissione di Vigilanza Rai di privilegiare la presenza in tv dei leader di coalizione Bersani, Monti e Berlusconi”. Poi su Twitter Ingroia ha scritto che “il bavaglio davanti la commissione di Vigilanza Rai testimonia che in Italia la libertà di informazione è apparenza”.

Nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Montecitorio, il leader di Rivoluzione civile, insieme con Leoluca Orlando hanno riferito che alcuni esponenti di Sel hanno deciso di lasciar il partito di Nichi Vendola per aderire al partito di Ingroia. Rispondendo a una domanda di un cronista che gli chiede se l’esclusione del suo partito dalla coalizione di centrosinistra sia dipesa anche da un possibile ‘no’ del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Ingroia ha detto che si rifiuta di credere che il Presidente della Repubblica abbia potuto influenzare la scelta dei partiti. Concludendo Ingroia cita un passo di Voltaire: “La più grande politica è essere onesti”. Infine, ribadisce il bisogno di “tornare alla questione morale di cui parlava Enrico Berlinguer”.