YOUTUBE Lulic: “Anche noi bianchi vendiamo calzini”. Rischia 10 giornate di squalifica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 dicembre 2016 10:20 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2016 11:24
YOUTUBE Lulic: "Anche noi bianchi vendiamo calzini". Quando la toppa...

YOUTUBE Lulic: “Anche noi bianchi vendiamo calzini”. Quando la toppa…

ROMA – Quando la toppa è peggio del buco: sono passati pochi minuti da quando Senad Lulic ha detto che Antonio Rudiger “fino a due anni fa vendeva cinture e calzini a Stoccarda”, che il bosniaco peggiora la situazione dicendo: “Anche noi bianchi li vendiamo“. Siamo nel post derby, la Lazio ha perso contro la Roma e il capitano biancoceleste non ha mandato giù gli sfottò pre partita del tedesco.

Lulic a caldo ha definito Rudiger “uno che due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture, ora fa il fenomeno”. Dichiarazione che dovrebbe costare l’apertura di un fascicolo di inchiesta in procura federale oltre che una conseguente squalifica. Lulic rischia addirittura una squalifica di dieci giornate, o anche più lunga, se verrà applicato alla lettera il regolamento per offese di stampo razzista. L’unica via di scampo per lui sarebbe un dimezzamento della pena, con una parte che potrebbe essere commutata in una sorta di servizi sociali a carattere sportivo. A meno che la sua frase non venga categorizzata come “violazione del principio di lealtà e correttezza”. In questo caso potrebbe essere sanzionato con una semplice ammenta o breve stop.

A margine della conferenza stampa di Simone Inzaghi, la Lazio ha colto l’occasione di una domanda rivolta all’allenatore per chiedere scusa: “La società si duole per il modo in cui sono state interpretate le parole di Lulic, si è trattato di una espressione a caldo dopo un derby perso e che ha fatto male ai giocatori. Una polemica andata oltre le righe”, ha spiegato il responsabile della comunicazione biancoceleste, Arturo Diaconale. “Una polemica cominciata dalla dichiarazione di Rudiger, chiudiamola qui con le nostre scuse e quelle di Lulic”. Anche se il bosniaco, a precisa domanda dei cronisti in zona mista, ha glissato così: “Chiedere scusa? No, lasciamo stare. Se è una frase razzista? No, tutti vendiamo calzini, anche noi bianchi li vendiamo”. Poi il dietrofront alla tv della società: “Forse a caldo si dicono cose che non andrebbero dette”.

Frasi che vengono riferite anche a Luciano Spalletti, che portandosi le mani al volto in segno di incredulità ha precisato: “Parole che si commentano da sole, domani quando uno le legge è un problema di chi le fa. Noi non commentiamo niente, le lasciamo lì. Spero non le abbia fatte, perché è anche un gran calciatore, altrimenti si vanno ad alimentare certi discorsi”. Dichiarazioni “brutte, ma queste partite sono così importanti che soprattutto quando perdi sarebbe meglio tacere, perché il dispiacere ti porta a dire cose di cui ti penti”, ha sentenziato De Rossi, che nella maxi-rissa ha svolto il ruolo di paciere: “Ho cercato di dividere chi discuteva, soprattutto perché c’era Danilo Cataldi di mezzo che è un bravissimo ragazzo”, ha spiegato il centrocampista azzurro. A innescare la miccia delle provocazioni che ha portato Cataldi a strattonare Strootman e rimediare il cartellino rosso, sarebbe stato proprio Rudiger, che avrebbe preso di mira il giovane laziale per il tweet di ieri (“Non ti conosciamo…”) rivolto indirettamente al tedesco che aveva detto di “non conoscere la Lazio e il suo allenatore”.