Weinstein: l’ex agente di Rose McGowan, Jill Messick, suicida. Famiglia accusa attrice e media

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2018 10:19 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2018 10:20
L'ex agente dell'attrice Rose McGowan, Jill Messick, si è tolta la vita

Rose McGowan (foto Ansa)

LOS ANGELES – C’è un morto nel caso Weinstein: Jill Messick, che aveva lavorato con il produttore della Miramax alla fine degli anni Novanta, si è tolta la vita. Lo ha reso noto la famiglia della donna in un duro comunicato con parole pesanti nei confronti di Weinstein e di Rose McGowan, attrice di cui Messick era stata agente.

Da tempo la produttrice, 50 anni, lottava contro la depressione e soffriva di un disturbo bipolare. Aveva lavorato per la Miramax tra il 1997 e il 2003 ed era stata la manager di Rose McGowan all’epoca in cui questa sarebbe stata violentata da Harvey Weinstein.

Era stata proprio McGowan ad accusare Messick di non averla sostenuta nella sua battaglia contro Weinstein. E adesso, in un comunicato stampa, la famiglia della produttrice lancia dure accuse non solo contro Weinstein, ma anche contro i media e McGowan:

“Vedere il suo nome nei titoli dei giornali giorno dopo giorno, come tentativo di qualcuno di sollevare attenzione alla sua causa personale, insieme al disperato tentativo di Harvey di vendicarsi, è stato per lei devastante. Jill credeva nel Movimento #metoo. Ha sostenuto ogni donna che sia riuscita a condividere la propria difficile verità e le accuse a chi aveva commesso atti ignobili. Era leale, era forte. Jill era molte cose ma non una bugiarda”.

La famiglia ha dato anche la propria versione dei fatti:

“Nel gennaio 1997 Jill lavorava per Addis Wechsler. Una delle sue prime clienti fu Rose McGowan e uno dei primi compiti fu di organizzare una colazione con Harvey Weinstein durante il Sundance Film Festival. Dopo questo incontro Rose disse a Jill cosa era capitato — il fatto che si fosse spogliata e fosse entrata in una vasca con lui — un errore di cui Rose immediatamente si pentì. Rose non usò mai la parola stupro in quella conversazione. Jill però riconobbe che Harvey aveva fatto qualcosa di disdicevole se non illegale a Rose e ne parlò con i suoi superiori all’agenzia, i quali dissero che avrebbero gestito la situazione. Il successivo accordo tra Rose e Harvey che venne negoziato in seguito venne fatto senza che Jill lo sapesse. Ciò che sapeva era che la questione era stata risolta e che Rose continuava a fare film con i Weinstein”.

I familiari della produttrice si rivolgono direttamente anche ai media: 

“Esiste una responsabilità quando si utilizza una piattaforma per denunciare criminali, predatori, non verità e fatti ignobili nel proteggere la verità di terze parti. Le parole sono importanti e la vita di qualcuno dipende da queste”.

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