Albinen, il paesino svizzero che ti paga per andarci a vivere. Con la tua famiglia, 60mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 novembre 2017 10:54 | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2017 10:54
albinen-svizzera

Vuoi trasferirti, a pagamento si capisce, in Svizzera: l’offerta del paesino di Albinen

ROMA – Albinen, il paesino svizzero che ti paga per andarci a vivere. Con la tua famiglia, 60mila euro. Manca solo la ratifica del voto dei 248 residenti, una formalità: poi, dal 1 dicembre 2017 il Comune svizzero di Albinen (Canton Vallese) comincerà la sua battaglia contro lo spopolamento con una straordinaria offerta aperta a tutti: soldi veri in cambio della disponibilità a trasferirsi in questo angolo di paradiso alpino e risiedervi 10 anni almeno.

L’offerta consta di 25mila franchi a persona più 10mila franchi per ogni figlio, a patto che qui costruiscano la propria casa (gli investitori immobiliari  sono pregati di astenersi): per una famiglia di 4 persone, fanno 70mila franchi, 60mila euro sonanti.

Vanno rispettate alcune condizioni: oltre all’obbligo di rimanere almeno 10 anni, l’età deve essere inferiore a 45 anni. Il Comune ha ascoltato il consiglio dei giovani del Paese: hanno raccolto le firme necessarie (una novantina, quindi il piccolo referendum del 30 novembre non dovrebbe riservare sorprese negative) per aprire agli stranieri incoraggiandoli con un inventivo in denaro.

In paese, dopo che altre tre famiglie lo hanno abbandonato, 8 bambini sono partiti per la città: i sette rimasti non potranno più frequentare la scuola locale costretta a chiudere.

Albinen non ha bisogno di complessi immobiliari, ma solo di famiglie disposte ad apprezzare la bellezza del luogo e la sua natura quasi incontaminata. Milletrecento metri di altitudine e, per rilassarsi, le terme di Leukerbab a solo sei chilometri di distanza. Il sindaco di Albinen ha dichiarato di essere entusiasta e di sperare che il progetto vada in porto. “È un investimento per il futuro del villaggio – assicura – e forse potremo riaprire anche la scuola”. (Patrizia Baldino, La Repubblica)