Alfie Evans è morto: ecco perché gli hanno staccato la spina

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 aprile 2018 15:52 | Ultimo aggiornamento: 28 aprile 2018 19:56
Alfie Evans è morto: ecco perché hanno staccato la spina al bambino

Alfie Evans è morto: ecco perché hanno staccato la spina al bambino

LONDRA – Alfie Evans è morto nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 aprile. Morto dopo che i giudici hanno deciso di staccare i macchinari che lo tenevano in vita perché non è nel “miglior interesse” del bambino proseguire le cure in quanto i medici sono unanimi nel dire che il cervello del paziente è “quasi totalmente distrutto e non ci sono future speranze di miglioramento”. Ruota attorno a queste due frasi chiave la sentenza con la quale il 20 aprile scorso l’Alta Corte inglese ha stabilito che ad Alfie Evans dovevano essere interrotte le cure e che ha determinato il suo decesso.

I giudici estensori del provvedimento (Lady Hale, Lord Kerr e Lord Wilson) fanno una premessa dettata dal cuore: “Questo è un caso disperatamente triste – scrivono – principalmente per i genitori di Alfie che vogliono fare tutto quanto in loro potere per tenerlo in vita. Ma anche per le persone, dottori e infermieri, che hanno dato loro sostegno così a lungo”. Una decisione, insomma dolorosa e non dettata da insensibilità.

“Ma noi dobbiamo decidere in punto di legge e dobbiamo affrontare i fatti” sottolinea la Corte e in punto di legge il criterio fondamentale è il cosiddetto “best interest” , si tratti di un bimbo o di un adulto.

Come riporta Il Corriere della Sera:

«Chi lo ha esaminato — ecco un altro passaggio della sentenza — dice che il cervello di Alfie è ormai totalmente distrutto e nessuno sa perché. Ma non c’è alcuna speranza che le cose vadano meglio». Ecco perché non rappresenta il «best interest» del piccolo paziente continuare il trattamento che lo tiene in vita né trasportarlo,in un altro Paese per proseguirlo. «Ai vecchi tempi — scrivono di nuovo i tre giudici — in base alla ‘Common law’ un padre aveva il diritto alla custodia del figlio ma questo diritto è stato circoscritto in tempi moderni nell’interesse del bimbo». «I diritti dei genitori non sono assoluti» sostiene ancora l’Alta Corte citando riforme del codice del 1925 e del 1989 in base ai quali l’interesse del bimbo deve essere il criterio dominante. «Tutto questo non è una critica ai genitori di Alfie — sottolineano di nuovo i magistrati per non urtare la sensibilità della famiglia — ma diciamo semplicemente che non hanno il diritto di portare il bimbo in un altro luogo». Tutto questo «nel rispetto della legge del Regno Unito e della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo».

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