No burqa, la Corte europea “assolve” la Francia: il divieto non viola i diritti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Luglio 2014 13:00 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2014 13:00
No burqa, la Corte europea "assolve" la Francia: il divieto non viola i diritti

No burqa, la Corte europea “assolve” la Francia: il divieto non viola i diritti

PARIGI – No burqa, la Corte europea “assolve” la Francia: il divieto non viola i diritti. La legge francese che impone il divieto di portare il burqa in quanto vieta di nascondere integralmente il viso non viola il diritto alla libertà di religione né quello al rispetto della vita privata. E’ quanto stabilisce la Corte europea dei diritti umani. Nella sentenza definitiva emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo i giudici sostengono che la legge francese, entrata in vigore l’11 aprile 2011 che impone il divieto di portare il burqa e il niqab in quanto vieta di nascondere integralmente il viso, “persegue lo scopo legittimo di proteggere i diritti e le libertà altrui e di assicurare il rispetto dei minimi requisiti del vivere insieme”.

I giudici hanno accettato la tesi del governo che sostiene che “il volto gioca un ruolo importante nelle interazioni sociali”. I togati affermano quindi di “comprendere che vi possano essere persone che possono desiderare di non vedere in luoghi pubblici pratiche o comportamenti che possano mettere in questione in modo sostanziale la possibilità di avere delle interazioni sociali aperte”. Il governo francese ha dunque ragione nel sostenere che l’indossare un velo che nasconde il viso viola i diritti altrui a vivere in uno spazio in cui lo stare assieme è agevolato.

Strasburgo però non ha accettato la motivazione secondo cui la legge sarebbe stata introdotta per assicurare la sicurezza pubblica in quanto un divieto totale di niqab e burqa non può essere considerato “necessario in una società democratica”. Il governo, infatti, avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato imponendo l’obbligo di mostrare il viso in caso di controllo d’identità. I giudici ‘bacchettano’ però la Francia ritenendo che emanare leggi come quella in questione possa contribuire al rafforzamento di stereotipi e intolleranza verso certi gruppi, mentre lo Stato ha il dovere di promuovere la tolleranza.