Europa il 18 febbraio: “Coronavirus? Tutto sotto controllo”. Due giorni dopo ci fu Codogno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Maggio 2020 10:05 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2020 10:05
Europa il 18 febbraio: "Coronavirus? Tutto sotto controllo". Due giorni dopo ci fu Codogno

Europa il 18 febbraio: “Coronavirus? Tutto sotto controllo”. Due giorni dopo ci fu Codogno (Foto Ansa)

ROMA – Europa e Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) bocciati nella risposta data alla pandemia da Covid-19.

Nel documento finale della riunione dei delegati del Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) che si svolse in Svezia il 18-19 febbraio la diffusione del Covid 19 nel continente venne reputata “sotto controllo”.

Il 20 febbraio l’Italia diagnosticherà il primo contagio locale, quello di Codogno.

L’Ecdc ha mostrato infatti un coinvolgimento piuttosto “discreto”, facendo emergere comportamenti isolazionisti dei singoli stati membri dell’Unione europea.

Le critiche arrivano da alcuni ricercatori dell’università Pompeu Fabre di Barcellona, sulla rivista Lancet, dove evidenziano la mancanza di un coordinamento generale dell’Ue nel rispondere all’epidemia.

Anche se la pandemia da Covid-19 ha colpito tutti gli stati in Europa, i singoli paesi membri dell’Unione europea sono ricorsi a misure al loro interno.

“Una situazione che mette in dubbio – rilevano Jacint Jordana e Juan Carlos Trivino – la capacità dell’Unione europea di schierare strumenti di salute pubblica per affrontare le pandemie”.

L’Ecdc, fondato nel 2004 per “identificare, valutare e comunicare le minacce attuali ed emergenti alla salute umana da malattie infettive”, non è stato dotato di risorse sufficienti per diventare il punto di riferimento europeo sulle malattie infettive.

“L’atteggiamento protettivo degli stati membri sui loro privilegi nazionali a volte blocca gli accordi su misure pratiche e collettive – continuano – La poca cooperazione sui problemi di salute pubblica all’interno dell’Europa ha ostacolato il coinvolgimento dell’Ecdc nella risposta europea all’epidemia di Ebola nel 2014”.

In questo caso, rilevano i ricercatori, gli stati membri non hanno visto inizialmente il bisogno di un coordinamento per l’Unione europea nella sua risposta, tendendo a sottostimare l’impatto della pandemia e le risorse necessarie.

La mancanza di un coordinamento a livello europeo è diventata ancora più evidente quando i leader europei hanno cercato di legittimare le loro decisioni dando voce ai loro esperti nazionali, in assenza di meccanismi di coordinamento da strutture multi-nazionali o di sistemi coerenti nella condivisione di procedure e protocolli.

“Solo quando gli attori chiave nella politica europea si accordano su una risposta comune – concludono – l’Ecdc può avere un ruolo più attivo. Per questa situazione, serve una leadership politica capace di andare oltre le risposte nazionali”. (Fonte Ansa).