Igor il Russo, la corte di Strasburgo boccia il ricorso dei figli di Valerio Verri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Dicembre 2019 11:59 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2019 14:27
Igor il Russo, la corte di Strasburgo boccia il ricorso dei figli di Valerio Verri

Igor il Russo (foto ANSA)

STRASBURGO – La Corte Europea dei Diritti Umani, con una decisione che è definitiva, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro lo Stato Italiano dei figli di Valerio Verri, la guardia ecologica volontaria uccisa l’8 aprile 2017 da Norbert Feher, alias Igor il Russo. Nel ricorso, inviato a Strasburgo il 24 agosto 2018, i figli di Verri, Francesca ed Emanuele, rappresentati dall’avvocato Fabio Anselmo, sostenevano che lo Stato Italiano aveva violato il diritto alla vita del padre sotto il profilo sostanziale e procedurale. Secondo loro le autorità non hanno fatto tutto quello che dovevano per prevenire la tragedia perché non hanno informato il servizio di guardia ecologica del pericolo rappresentato dal killer serbo oppure sospeso il servizio nei giorni che hanno preceduto l’omicidio. Sotto il profilo procedurale invece affermano che le indagini condotte per determinare le responsabilità di agenti dello Stato sono state inadeguate. Nella decisione La Corte di Strasburgo ha dichiarato entrambe le accuse “manifestamente infondate”. 

L’avvocato della famiglia Verri: “Sentenza sorprendente”

“La sentenza della Corte Europea che si pronuncia oggi sulla causa promossa dai fratelli Verri contro lo Stato italiano, è a dir poco sorprendente. Non viene contestata la nostra ricostruzione dei fatti né viene introdotto alcun elemento di fatto in più rispetto a quelli da noi rappresentati”. A dirlo è l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari di Valerio Verri. “La sentenza dice che sarebbe stata ‘irragionevole e sproporzionata’ la sospensione dal servizio delle ‘guardie ecologiche volontarie’, ammettendo così esplicitamente che ciò avrebbe evitato la morte del povero Valerio Verri. In buona sostanza – ha affermato il legale – l’interruzione di quel servizio nella ‘zona rossa’, che la Corte rileva essere particolarmente ampia con un perimetro di 40 km, non valeva la protezione della vita di Valerio Verri anche perché era provato che ‘Igor il russo non aveva un bersaglio determinato’. Circostanza, quest’ultima, che non mi pare potesse essere per nulla tranquillizzante”. Per Anselmo “in buona sostanza se vi erano ‘meri sospetti’ della presenza in zona di Igor il russo, secondo la Corte, non sarebbe valsa la pena interrompere un servizio di pattugliamento volontario perché sarebbe stato un atto ‘sproporzionato'”.

L’omicidio di Valerio Verri raccontato da Igor il Russo

L’8 aprile del 2017, una settimana dopo l’omicidio di Budrio, dove Igor il Russo uccise il barista Davide Fabbri, viene uccisa una guardia ecologica volontaria. È Valerio Verri, che si imbatte nel killer serbo nella zona di Portomaggiore, nel ferrarese, dopo aver avvistato un Fiorino sospetto e aver deciso di controllarlo. Il killer lo uccide e ferisce gravemente anche un uomo della polizia provinciale che si trova con Verri, Marco Ravaglia. Norbert Feher in una udienza del processo a suo carico avrebbe rivelato: “Ho sparato a Ravaglia perché aveva una pistola in mano. Poi ho sparato a Verri senza guardare se era armato perché per me era un poliziotto pure lui e dovevo sdraiare tutti e due”. A riportare le parole su Facebook era stata la figlia di Verri.

Fonte: ANSA.