Strage di Utoya il 22 luglio 2011: Anders Breivik dopo 10 anni non si è ancora pentito

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 22 Luglio 2021 8:27 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2021 8:27
Strage di Utoya il 22 luglio 2011: Anders Breivik dopo 10 anni non si è ancora pentito

Strage di Utoya il 22 luglio 2011: Anders Breivik dopo 10 anni non si è ancora pentito (Foto d’archivio Ansa)

Il 22 luglio 2011 ci fu la strage di Utoya. Dopo 10 anni Anders Breivik non si è ancora pentito. E’ il neonazista norvegese che massacrò 69 studenti in un campo estivo e altre 8 persone a Oslo. In tutto 77 morti in nome della sua folle ideologia.

Strage di Utoya il 22 luglio 2011

Anders Behring Breivik è il mostro che il 22 luglio 2011 massacrò a sangue freddo con armi automatiche 69 studenti in un campo estivo all’isola di Utoya e altre otto persone a Oslo. Ora punta alla libertà condizionale attraverso una revisione legale alla quale ha diritto dopo dieci anni di prigione in base all’ordinamento vigente.

Breivik non si è pentito dopo 10 anni: la sua vita da carcerato

Dopo essersi iscritto nel 2015 all’Università di Oslo per studiare Scienze Politiche, ovviamente dalla cella, Breivik punta alla letteratura e al cinema. E avrebbe proposto, a quanto riportano alcune fonti, a produttori ed editori un film o un libro sulla sua vita ovviamente dietro pagamento dei diritti, valutati, centesimo più centesimo meno, otto milioni di dollari.

L’estremista di destra ora 42enne venne dichiarato sano di mente all’epoca del processo, nel 2012, quindi pienamente responsabile delle stragi e fu condannato a 21 anni, il massimo della pena in Norvegia. Alla quale si possono aggiungere di volta in volta in caso di comprovata pericolosità pene aggiuntive di cinque anni. Ma difficilmente otterrà la libertà condizionale, anche in un sistema ultragarantista come quello di Oslo.

Breivik è ancora socialmente pericoloso

Che sia ancora socialmente pericoloso, anzi che lo sia forse ancora di più, è abbastanza probabile. “Non ha avuto esaurimenti nervosi, non ha espresso alcun rimorso, è orgoglioso di quello che ha fatto. Semmai, stando a quanto abbiamo rilevato, è ancora più convinto delle sue posizioni di estrema destra”. Così osservò il pubblico ministero Fredrik Sejersted nel corso di un’udienza del 2017.

La famosa udienza alla quale Breivik si presentò facendo platealmente il saluto romano e dichiarando che i principi del Mein Kampf di Adolf Hitler “sono le uniche ragioni per cui sono in vita oggi”.

I ricorsi di Breivik contro il carcere

Lo stragista aveva fatto ricorso contro lo Stato norvegese a causa delle proprie condizioni carcerarie giudicate “disumane e umilianti” nel 2016. In prima istanza il ricorso era stato parzialmente accolto, poi rigettato in appello l’anno dopo. Ma l’icona del male che ha ispirato gli autori di tante stragi in giro per il mondo non si era dato per vinto.

E aveva fatto di nuovo ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che l’aveva respinto nel giugno 2018, giudicandolo “manifestamente infondato e irricevibile”. Detenuto nel carcere di massima sicurezza di Skien, Breivik è in isolamento ma vive in tre celle da dieci metri quadri l’una con vista sulla campagna, dispone di Tv, lettore dvd, Playstation, pc sia pure senza accesso a internet e palestra.

Si lamenta della qualità del cibo, del caffè che gli arriva freddo e di improponibili posate di plastica. Ma il disturbo narcisistico della sua personalità sembra non avere limiti: e così ha deciso di cambiare il suo nome in Fjotulf Hansen, stravagante combinazione tra il cognome norvegese più comune e uno dei nomi propri più rari.