La “affruntata” e la ‘ndrangheta. Fede e malavita a braccetto

Pubblicato il 6 Aprile 2010 16:58 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2010 16:58

Un legame profondo, quello tra fede e ‘ndrangheta in paesi della Calabria come Sant’ Onofrio, dove alla processione dell'”affruntata” gli ‘ndranghetisti erano sempre stati protagonisti. Un connubio tra malavita e religione, una tradizione radicata e forte, come in un rituale da tutti tollerato.

Quest’anno il Priore Michele Virdò si è ribellato impedendo ai mafiosi di partecipare alla processione dell'”affruntata”, ma fin dagli anni Settanta questi hanno sempre avuto un posto in prima fila. Una dimostrazione di autorità e forza su tutto il territorio, quella dei malavitosi, che allora si presentavano in processione in prima persona, con scoppola e basettoni. A quei tempi era il caposocietà a guidare la processione, era il suo stesso “ruolo” a imporglielo, di spalle a preti e chierichetti.

Una tradizione vera e propria, un legame quasi inscindibile se si pensa allo stesso giuramento di affiliazione alla ‘ndrangheta, che avviene nel nome di San Michele Arcangelo, o ancora al rituale successivo, quello in cui il caposocietà fa un taglio sulla mano del nuovo adepto finchè il sangue non scorre sull’immagine della Vergine, che viene poi immediatamente bruciata.

Un rapporto stretto tra l’affiliato malavitoso e la sua fede incrollabile, che ostenta in pubblico il più possibile, in questo strano matrimonio tra religione e malavita, che porta ad esempio un assassino a farsi il segno della croce di fronte a un uomo morto, o a partecipare a una processione religiosa con malcelato orgoglio.

Alla luce di questo rapporto assume un significato diverso e importante il gesto del priore, che ha “osato” quest’anno rompere il legame, spezzare la ritualità e la connivenza che permette alla ‘ndrangheta di mantenere inalterato il suo potere sul territorio e fare proseliti. Un gesto coraggioso che ha spezzato gli equilibri e per una volta, ha rotto la “tradizione”.