Baby squillo Parioli: “Quello te lo devi fare obbligatoriamente”, le telefonate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2013 9:33 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2013 9:46
Baby squillo Parioli: "Quello te lo devi fare obbligatoriamente", le telefonate

Baby squillo Parioli: “Quello te lo devi fare obbligatoriamente”, le telefonate

ROMA – Baby squillo Parioli: “Quello te lo devi fare obbligatoriamente”, le telefonate. Le telefonate intercettate con i clienti raccontano il giro di prostituzione e annunci online ai Parioli cui le due adolescenti Serena e Emanuela (i nomi di fantasia scelti da Repubblica) erano sottoposte: i militari agli ordini del tenente colonnello Lorenzo Sabatino hanno raccolto un migliaio di contatti. Le intercettazioni con i presunti sfruttatori (gli indagati Mirko Ieni, Nunzio Pizzacalla, la madre della più piccola, “Manu”) rappresentano invece un compendio di istruzioni pratiche per diventare una squillo e proverebbero la costrizione e il ruolo di procacciatori di incontri sessuali. Un lavoro, un obbligo. La madre, per esempio, chiedeva soldi per il biglietto dello stadio. Emanuela la rassicura: “Non ti preoccupare, prendo sia il mio che il tuo”.

“Non mi state lavorando bene”. Implacabile come un direttore delle risorse umane, Mirko Ieni, a un certo punto si lamenta della scarsa produttività delle ragazze. Organizza gli incontri curando ogni minimo dettaglio, dagli annunci alle offerte (300 euro per due ore, 500 mezza giornata) finché non deve richiamare le ragazze all’ordine: “Non so se per te è un gioco ma oggi ti dovevi fare una persona, forse due.  Mentre tu stavi a dormire, loro ti hanno chiamato” insiste al telefono il 9 ottobre Ieni con Serena. “Siccome state in giro, mo’ lo chiami (il cliente, ndr.). Sennò con me avete chiuso, raga’. Te lo devi fare obbligatoriamente”.

Il reclutamento. E’ Nunzio Pizzacalla che si è preoccupato di reclutare le ragazze, per esempio Serena che ha appena messo un annuncio online. La verifica è veloce, il 17 maggio lei si presenta così su whatsApp: “Alta, quasi 1.70, mora, capelli lunghi, quinta di seno. Ho tre tatuaggi tutti non visibili, uno sul seno, uno sull’inguine e uno sulle costole. Piercing sulla lingua. Per il resto sono una ragazza normalissima”. A Pizzacalla non serve altro, se non qualche informazione visiva più lasciva: “Bella descrizione, mi servono foto dove si vede tutto il corpo, anche sexy. Puoi farti un video tipo provino?” L’esca s’aggancia all’amo, la ragazza è pronta al ragguaglio su appuntamenti e tariffe.

La contabilità. Su Il Messaggero, Valentina Errante e Cristiana Mangani, sempre a partire dalle intercettazioni, spiegano il meccanismo contabile della scabrosa vicenda. Se ne occupa sempre il Pizzacalla (i nomi di fantasia per le ragazze stavolta sono Angela e Agnese, ndr.).

Nel messaggio del 26 maggio chiede: «Finora quanti clienti hai visto? So soldi, fai bella figura magari chissà potrebbe essere interessato alla relazione… ogni volta che fai uno mi devi mandare messaggio con tempo e soldi». Dal contenuto dei messaggi – è scritto ancora nell’informativa – «emerge che Pizzacalla ha impartito chiare disposizioni in merito ai tempi e alle tariffe da applicare in ordine alle prestazioni sessuali, nonché al tipo di informazioni da dare ai clienti». Ore 13,07 (ricevuto) «Per le cifre c’è una rettifica, facciamo direttamente entro le due ore 300, e superate fino a mezza giornata 500». Ore 13,08 (inviato) «Bene». In altre occasioni l’uomo ripete alla ragazzina le somme di denaro che deve pretendere dai clienti. L’attività di prostituzione appare consolidata. A rivelarlo sono sempre gli sms con i quali sempre Pizzacalla indica ad Angela la percentuale dei ricavati a lui spettante. «Fino adesso mi devi 110… su le prime erano 30 perché ti sei fatta dare 100, ma su 150 sono in realtà 45. La mia parte dove la stai mettendo?» (Il Messaggero, Valentina Errante e Cristiana Mangani)