Banche, l’allarme dei sindacati: “35.000 dipendenti a rischio prepensionamento”

Pubblicato il 16 Ottobre 2012 20:29 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2012 21:02
Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari (Foto Lapresse)

ROMA – Trentacinquemila dipendenti delle banche italiane potrebbero venire prepensionati: è il timore dei sindacati dopo l’incontro con l’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. In realtà, precisano le associazioni dei lavoratori, non è stato indicato alcun numero preciso, ma “ci è stato detto che siamo di fronte ad una produttività in calo che comporta il rischio di 35 mila esuberi”, ha spiegato Massimo Masi, segretario generale della Uilca.

Stesso timore per il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni: ”Stanno preparando il terreno per il prepensionamento obbligatorio di 35mila lavoratori: sarebbe l’inizio della fine della categoria. Siamo contrari alla rottamazione dei cinquantacinquenni”. Anche Sileoni chiarisce che il numero non è emerso direttamente dal tavolo con l’Abi ma è stato dedotto dal confronto diretto con i diversi istituti bancari.

Al tavolo ”questo tema non è stato affrontato”, chiarisce per l’Abi il responsabile del comitato sindacale e del lavoro, Francesco Micheli: ”Abbiamo solo tracciato una rappresentazione del sistema in questo momento particolarmente complesso. Nelle pieghe del ragionamento ci sta che l’eccedenza negli organici può portare criticità in termini di esuberi. E’ una cosa che si può dedurre”.

Dai sindacati è arrivata anche la richiesta di una nuova governance per gli istituti di credito, con un coinvolgimento diretto dei rappresentanti dei lavoratori. ”In un contesto di crisi irrisolta, il presidio di lungo periodo dell’occupazione, del reddito e delle attese professionali delle lavoratrici e dei lavoratori, ha detto il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, dopo l’incontro con l’Abi, richiede il superamento del modello di Governance oligarchica ed il suo allargamento alla partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori”.

Per il leader dell’Ugl, Giovanni Centrella, ”con il contratto nazionale” il sindacato ha ”già dato risposte socialmente responsabili agli stessi nodi di oggi su cui l’Abi ha posto l’accento e cioè sulla produttività e sul costo del lavoro”. La crisi ”che investe il sistema bancario non può andare ad incidere ancora negativamente sul lavoro, sui servizi ai territori, sul credito alle famiglie e alle imprese, perché ciò metterebbe a rischio la nostra economia reale”.

Masi riferisce che l’Abi ”ha ribadito che il settore bancario italiano vive una situazione di difficoltà, a seguito della crisi economica e di un contesto in cui il Governo non concede alle banche gli elementi di sostegno che si registrano in altri Paesi”. e ”in quest’ambito l’associazione datoriale ha evidenziato che il calo di produttività e l’incremento dell’utilizzo di supporti tecnologici da parte delle banche e della clientela potrà portare, a valore assoluto, la riduzione di circa 35 mila dipendenti”.