Dal pacchetto sicurezza al legittimo impedimento: le sentenze della Consulta nei governi Berlusconi

Pubblicato il 13 Gennaio 2011 - 17:40 OLTRE 6 MESI FA

La sala della Corte Costituzionale

Dal legittimo impedimento ai lodi Alfano e Schifani, alla ex Cirielli, alla legge Pecorella, al pacchetto sicurezza: sono numerosi i casi in cui la Consulta si è espressa su provvedimenti normativi voluti dai governi presieduti da Silvio Berlusconi. Questi i principali.

Lodo Schifani: nel gennaio 2004 la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale del cosiddetto Lodo Schifani, la cui approvazione aveva portato alla sospensione e allo stralcio del processo Sme, con imputato Berlusconi. Secondo la Corte il lodo è illegittimo, non perché prevedeva una disparità di trattamento davanti alla legge tra le cinque più alte cariche dello Stato e gli altri cittadini, ma per il fatto che, nel prevedere una sospensione del processo ”generale, automatica e di durata non determinata”, il provvedimento creava ”un regime differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione”. E, così facendo, violava gli articoli 3 e 24 della Costituzione.

Lodo Alfano: nel 2008, sempre premier Berlusconi, il governo emana un secondo lodo, ritenendo di aver recepito le indicazioni della Corte, ma nell’ottobre 2009 anche lo scudo previsto dal ‘lodo Alfano’ per le prime quattro cariche (di natura ‘politica’, con l’esclusione del presidente della Consulta), circoscritto nel tempo e rinunciabile dall’interessato, viene bocciato. La Corte ritiene infatti che per il lodo sia necessaria una legge costituzionale (nonostante la precedente sentenza nulla aveva detto sul punto), giudicando violato l’articolo 138, ma anche l’articolo 3 sul principio di uguaglianza.

Ex Cirielli: la legge che ha accorciato i termini di prescrizione per gli incensurati e inasprito le pene per i recidivi viene censurata dalla Consulta più di una volta. Nel 2006, in particolare, viene bocciata una parte significativa della legge (detta anche ‘salva-Previti’), e cioè la norma transitoria che prevedeva l’applicazione dei nuovi termini di prescrizione ai processi pendenti in primo grado, escludendo quelli per i quali era stato già aperto il dibattimento.

Legge Pecorella: nel 2007 la Corte dichiara incostituzionale le legge Pecorella, che ha cancellato l’inappellabilità in caso di sentenza di proscioglimento, tacciata dal centrosinistra di essere una delle norme ‘ad personam’ proposta dall’avvocato del premier (il parlamentare di Forza Italia Gaetano Pecorella) per fare uscire definitivamente Berlusconi dal processo Sme. In particolare, i giudici della Consulta dichiarano illegittimo l’articolo 1 della legge proprio nella parte in cui esclude che il pm possa proporre appello contro le sentenze di proscioglimento, per violazione del principio della ”parità delle armi” tra accusa e difesa (articolo 111 della Costituzione).

Pacchetto sicurezza: a metà luglio 2004 a non passare l’esame della Corte Costituzionale sono due norme della legge Bossi-Fini sull’ immigrazione: bocciati l’arresto obbligatorio in flagranza del clandestino che ha violato l’ordine del questore di lasciare l’Italia e l’accompagnamento coattivo alla frontiera dello straniero espulso senza che il provvedimento sia stato convalidato dal giudice dopo un processo. Successivamente, la Consulta si è pronunciata altre volte per correggere i provvedimenti sulla sicurezza del governo Berlusconi, dichiarando illegittima l’aggravante di clandestinità (luglio 2010) e stabilendo (dicembre 2010) che non è punibile il clandestino indigente che non ha obbedito all’ordine di allontanamento o di espulsione dall’Italia.

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