Bimbo spezza ostia per genitori divorziati. Sinodo commosso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Ottobre 2015 7:08 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2015 21:16
Bimbo spezza ostia per genitori divorziati. Sinodo commosso

Bimbo spezza ostia per genitori divorziati. Sinodo commosso

CITTA’ DEL VATICANO – Un bimbo che spezza l’ostia per darla ai genitori. Tutti e due divorziati e poi risposati. Ha commosso l’assemblea del sinodo una vicenda raccontata da uno dei padri per descrivere quante implicazioni, anche sul piano umano, abbia la controversa questione della comunione ai divorziati risposati. Uno dei vescovi, il messicano Alonso Gerardo Garza Trevino, della diocesi di Piedras Negras, con un intervento in aula – è stato riferito – “molto emotivo”, ha raccontato di un bambino che faceva la prima comunione nella sua diocesi e i cui genitori erano entrambi divorziati e risposati e non potevano quindi prendere l’eucaristia nel corso della cerimonia.

Il bambino allora, nel ricevere l’ostia, ne ha staccati due pezzetti e li ha dati ai suoi genitori perché anche loro avessero la comunione, come tutti gli altri genitori presenti. L’intervento, riportato  nel briefing senza citarne l’autore, ha voluto sottolineare quanto nella Chiesa sia sentito il problema lacerante delle persone unite in seconde nozze e che sono tenute lontane dai sacramenti. Le congregazioni generali di ieri pomeriggio e di questa mattina, affrontando la terza parte dell’Instrumentum Laboris, hanno toccato in molti dei 93 interventi proprio la questione della comunione ai risposati, entrando quindi nel vivo della discussione su uno dei temi più spinosi e divisivi del Sinodo, ma con visioni e approcci diversi e che delineano un’assemblea tuttora spaccata.

Per alcuni la premessa si fonda sulla necessità di una riproposizione chiara e intatta degli insegnamenti della Chiesa sul matrimonio indissolubile, e dunque un atto di tutela della dottrina, poiché – si è sostenuto – “la Chiesa non ha il potere di aumentare né di diminuire la Parola di Dio”. Altri hanno evidenziato come “la sequela di Cristo non possa tradursi in una esclusione permanente delle persone dai sacramenti” – quasi che, hanno osservato dei padri, i sacerdoti siano “funzionari addetti al controllo dei fedeli” – poiché la lontananza in particolare dall’eucaristia viene considerata una “privazione grave”. Centrale in questo percorso la possibilità, già evocata, di individuare per i risposati un accesso non indiscriminato ai sacramenti, ma consentendo un approccio “personalizzato”, sempre sotto la supervisione del vescovo diocesano.