Brescia, pensioni gonfiate sindacalisti Snals: 7 indagati

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2015 14:45 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 14:46
Brescia, pensioni gonfiate sindacalisti Snals: 7 indagati

Brescia, pensioni gonfiate sindacalisti Snals: 7 indagati

BRESCIA – Sono dirigenti sindacali, insegnanti e dipendenti amministrativi attualmente in pensione le persone accusate di truffa aggravata ai danni dello Stato e di appropriazione indebita dalla Procura di Brescia.

Tra i dieci indagati c’è anche il segretario amministrativo nazionale dello Snals, Roberto Soldato, il quale dal 2008 al 2014 si sarebbe appropriato indebitamente di circa 300 mila euro dalle casse del sindacato.

L’inchiesta ha preso il via da un servizio televisivo delle Iene. Protagonisti insegnanti e dipendenti del Miur di Brescia che nel corso dell’ultimo anno di servizio prima delle pensione, sono stati distaccati presso sedi centrali e periferiche del sindacato (a Roma e Brescia). In questo periodo ,oltre a percepire regolare stipendio, gli indagati si sono visti riconoscere una retribuzione aggiuntiva, che oscillava dai duemila euro ai 4 mila euro lordi mensili, in realtà mai corrisposta. Gli indagati avrebbero maturato la possibilità di ricevere una quota “integrativa” pensionistica commisurata all’ammontare delle ultime retribuzioni. La Procura di Brescia ha disposto un sequestro preventivo di circa 700mila euro tra beni mobili ed immobili.

“In tale periodo – si legge in una nota della GdF -, oltre a percepire il regolare stipendio, gli stessi si sono anche visti riconoscere una retribuzione aggiuntiva, che oscillava dai 2.000 euro ai 4.000 euro lordi mensili, in realtà mai corrisposta. Gli indagati, pertanto, hanno maturato la possibilità di ricevere una quota ‘integrativa’ pensionistica, commisurata all’ammontare delle ultime retribuzioni nettamente superiore a quanto spettante se tale distacco non fosse avvenuto. In un caso è stato possibile accertare anche la sostanziale inesistenza delle prestazioni lavorative rese dall’asserito sindacalista”.

“Gli artifizi e i raggiri – continua la nota – attraverso i quali è stata perpetrata la truffa sono stati cristallizzati nella corresponsione al sindacato, da parte di tutti i soggetti indagati, di ‘contributi volontari’ di importi coincidenti, in alcuni casi fino ai decimali, con i versamenti che il sindacato, ai fini del riconoscimento della pensione aggiuntiva, era tenuto ad operare nei confronti dell’erario (quali ritenute Irpef) e dell’Inps (quali contributi previdenziali)”.