Brian Bottigliero detenuto. Famiglia: Cancellieri ci aiuti o nuovo caso Cucchi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2013 - 18:26 OLTRE 6 MESI FA

regina-coeliROMA – Brian Gaetano Bottigliero ha 24 anni, è in carcere a Regina Coeli ed esce dalla cella 3 volte a settimana. Esce per fare la dialisi: Brian ha bisogno, urgente, di un trapianto di reni. Senza non avrebbe futuro. Ma per ora il trapianto non lo può fare: in carcere ha perso troppi chili, la sua magrezza è eccessiva. Brian è in carcere da oltre due anni: è in attesa della sentenza d’appello, in primo grado è stato condannato a 9 anni per una rissa con un ferito grave.

Sono due anni che Brian sta male, due anni che lui e la sua famiglia chiedono che venga scarcerato: perché il suo stato di salute non è compatibile con il carcere. Due anni di richieste al giudice e al tribunale della libertà, finché non è esploso il caso Giulia Ligresti, rapidamente scarcerata per motivi di salute come emerso dalle intercettazioni che hanno coinvolto il ministro Cancellieri. Ed è al ministro della Giustizia che i familiari di Brian si rivolgono, proprio nello stesso giorno in cui il ministro pronuncia la sua difesa in aula sul caso Ligresti. Sperando che quello di Brian non diventi un nuovo “caso Cucchi“. Dice Antonio Bottigliero al Corriere della Sera:

«Quando ho sentito del caso di Giulia Ligresti e dell’intervento presso i Dap che ha risolto la sua detenzione facendole guadagnare gli arresti domiciliari – dice Antonio Bottigliero, il padre di Brian – mi sono chiesto: ma allora abbiamo sbagliato tutto? Tutti i nostri ricorsi dovevano andare al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria anziché al giudice competente? Oppure dovevamo rivolgerci anche noi al ministro Cancellieri?»

Sono due anni che Brian esce dal carcere per essere ricoverato nel reparto protetto dell’ospedale Pertini di Roma, nello stesso reparto dove finì Stefano Cucchi. Due anni di permessi di scarcerazione negati. Per pericolo di fuga o per pericolo di reiterazione del reato.

«Se nostro figlio avesse avuto un’adeguata assistenza sanitaria all’insorgere dei primi sintomi, la sua patologia – in origine banale – non sarebbe degenerata», sottolineano. «Due anni senza adeguate cure lo hanno distrutto, ridotto a uno scheletro. E adesso, gli arresti domiciliari alla Ligresti, causa eccessivo dimagrimento e prostrazione psicologica… Ma allora, cosa dobbiamo per salvare il nostro ragazzo?».