Brindisi: una morte sospetta per uranio impoverito. La vedova chiede la verità

Pubblicato il 24 maggio 2010 11:05 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2010 11:07

Proiettili all'uranio impoverito

Il sospetto che il marito militare sia morto a causa dell’uranio impoverito. Roberta Freguia, vedova del maresciallo dell’esercito Roberto Usabene, chiede che si faccia luce sulle reali cause della morte del marito, morto un mese fa a 42 anni. «Sospetto che mio marito sia morto per avvelenamento da uranio impoverito. Gli esami istologici hanno confermato la presenza di particelle di metalli pesanti compatibili con questa ipotesi. Voglio la verità dallo Stato, per me e per i nostri due figli».

Usabene era nato in provincia di Bari, ma la sua famiglia si era trasferita a Brindisi. Si era arruolato dopo il servizio di leva e in divisa aveva girato l’Italia e il mondo, prendendo parte alle missioni nei Balcani e in Somalia. Il calvario del soldato era iniziato dopo essere tornato da una missione di pace internazionale. Aveva iniziato ad accusare di fortissimi dolori a un testicolo e per questo motivo aveva dovuto lasciare l’esercito. Di lì a poco la prima diagnosi di cancro, che si era poi esteso ai polmoni e al cervello.

Il primo maresciallo del battaglione San Marco ha chiesto due anni fa il riconoscimento della causa di servizio, ma gli sarebbe stato negato. Ora la vedova chiede giustizia. «La chiedo soprattutto per loro, per i miei figli. Se il sospetto dovesse essere confermato, chiedo che siano risarciti per essere rimasti orfani tanto prematuramente del loro papà».