Campi nomadi a Roma, tutti gli intoppi dal 2008 al piano di Alemanno

Pubblicato il 8 Febbraio 2011 - 11:23 OLTRE 6 MESI FA

E’ stato uno dei punti portanti del programma di Alemanno durante la campagna per diventare sindaco di Roma: affrontare la questione dei campi abusivi che da sempre sono sparsi sul territorio. Il 31 ottobre del 2007 la città era rimasta sconvolta dall’aggressione a una donna, Giovanna Reggiani, da parte di un romeno che abitava in un campo abusivo nella zona di Tor di Quinto. La signora è morta pochi giorni dopo e da allora Alemanno, eletto a maggio 2008, inizia la sua battaglia ai campi illegali.

Primo censimento nel 2008, subito dopo l’elezione. Ma è un’operazione caotica, con frequenti intoppi causati dallo scontro di competenze tra volontari e vigili urbani. Il ministro dell’Interno Maroni vorrebbe poi prendere le impronte digitali ai rom, ma il prefetto Carlo Mosca si oppone. Verà rimosso poco dopo, al suo posto andrà Giuseppe Pecoraro.

2009, secondo censimento. Questa volta arrivano i risultati: i nomadi a Roma sono 7200, 5mila dalla ex Jugoslavia e 2mila romeni. I campi abusivi sono 80, quelli autorizzati o tollerati 21. La polizia deve assegnare loro il Dast, un documento di autorizzazione per la sosta temporanea. E qui vengono fuori le sorprese: molti rom hanno svariati “alias”, ossia identità false che usano per schivare i controlli. Il record è di una ragazza, che ne ha collezionati ben 17.

A maggio 2009 il piano nomadi inizia a prendere forma. Nei progetti del Campidoglio e della Prefettura, i nuovi campi dovranno essere 12: 7 fra quelli esistenti (Candoni, Salone, Castel Romano, Cesarina, Gordiani, Camping River, Camping Nomentano), che vanno ampliati e ristrutturati. Tre quelli nuovi: uno è La Barbuta, le altre due aree sono in XVI Municipio e in XIX Municipio. Altri due campi saranno “di transito”. Ma nelle aree individuate spuntano problemi burocratici, tra ricorsi e gare di assegnazione difficoltose. Ora si dovrebbe cominciare a costruire nelle prime due aree.

A Febbraio 2010 viene sgombrato il Casilino 900, il più grande campo rom d’Europa.  E così anche in altri campi, ma spesso i vigili trovano le baracche vuote e gli insediamenti si spostano poco oltre. Senza contare che nella maggior parte dei casi i rom non accettano l’assistenza comunale.

33 milioni di euro per sistemare i campi rom. Finora è questa cifra spesa dal Comune e ottenuta dal ministero dell’Interno. E ora Alemanno ne vorrebbe altri 30: “10 milioni per un terzo campo, il resto per ristrutturare i vecchi insediamenti, garantire l’assistenza e smantellare i 310 microcampi abusivi”, ha detto il sindaco. Il programma procede a rilento e così sono stati stimati almeno 150-170 microcampi abusivi, anche se l’opposizione parla almeno del doppio.