Carabinieri ai domiciliari a Napoli: accuse di corruzione

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 Gennaio 2020 14:34 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2020 14:34
Carabinieri ai domiciliari a Napoli: accuse di corruzione

Carabinieri ai domiciliari a Napoli: accuse di corruzione (Foto archivio Ansa)

NAPOLI  –  Cinque carabinieri sono stati posti agli arresti domiciliari a Napoli e altri tre sono stati sospesi per un anno nell’ambito di una indagine della Direzione distrettuale antimafia per corruzione, omissione in atti di ufficio e rivelazione di segreti. Il giudice ha escluso per tutti l’aggravante mafiosa.

Dalle indagini sarebbe emersa anche una attività di dossieraggio e un vero e proprio attentato nei confronti di un maresciallo, Giuseppe Membrino, che si opponeva con tutte le sue forze al clan Puca. Il maresciallo, particolarmente attivo nella lotta alla camorra di Sant’Antimo, sarebbe stato pedinato e ripreso mentre si incontrava con una donna, sua informatrice. Le registrazioni sarebbero state poi fatte recapitare nella cassetta della posta dell’abitazione del militare.

Ciononostante l’attività del maresciallo è continuata con la stessa intensità. Ed è stato così che il clan ha poi deciso di far esplodere sotto la vettura del carabiniere una potente bomba carta. Questo episodio ha indotto l’Arma dei Carabinieri a disporre il trasferimento del maresciallo, per tutelare la sua incolumità.  

“La fiducia nei confronti dell’Arma dei carabinieri è stata sempre massima e intatta”: con queste parole il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, ha commentato l’operazione dei carabinieri di Castello di Cisterna (Napoli) che, coordinati dal suo ufficio inquirente, hanno fatto luce sulle condotte “infedeli” di otto militari, quand’erano in servizio nella zona di Sant’Antimo, nel Napoletano. “La condotta dei carabinieri arrestati non ha inficiato l’azione di contrasto alla camorra dell’Arma”, ha a sua volta sottolineato il generale Canio Giuseppe La Gala, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli. “I fatti sono un po’ datati (risalgono al 2017) – ha aggiunto – e alcuni militari non fanno più in servizio a Napoli. Grazie agli anticorpi dell’arma siamo riusciti a fare luce sulle azioni infedeli dei carabinieri”, ha concluso il generale La Gala. (Fonte: Ansa)