Catanzaro: morto per overdose. Per il padre è stato un omicidio

Pubblicato il 4 Giugno 2010 - 15:12 OLTRE 6 MESI FA

Per Vincenzo Cantafio, il figlio Aldo Maria, 41 anni non è morto a causa di un’overdose di droga. «Mio figlio – ha detto l’uomo – è stato ucciso perché aveva deciso di smettere con la droga e di andare via da Catanzaro e probabilmente i suoi spacciatori avevano paura che potesse denunciarli». Assieme al suo legale, l’avvocato Elio Massimo Iozzo, Cantafio ha convocato una conferenza stampa per illustrare la sua ricostruzione dei fatti e per chiedere alla Procura di Catanzaro di non fermarsi nelle indagini.

Dopo la morte di Aldo Maria Cantafio, sono state arrestate due persone, Franco Simone Bevilacqua e Fabio Critelli, accusati di morte come conseguenza di un altro reato perché sospettati di avere ceduto la dose mortale di droga a Cantafio. «Aldo – ha aggiunto Cantafio – stava cercando anche di pagare un debito con gli spacciatori. Abbiamo infatti trovato una busta paga con la data cambiata che presumibilmente doveva essere data a garanzia per il debito. Il suo ultimo giorno di vita, mio figlio è uscito in gran fretta dalla sua abitazione e si è recato in Via Teano dove poi è morto. È difficile pensare che una persona che aveva già assunto la droga riuscisse a guidare l’automobile per arrivare al quartiere Aranceto e poi salire quattro piani a piedi per entrare nell’appartamento dove è morto».

Lunedì prossimo Vincenzo Cantafio si recherà da Alberto Cianfarini, sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, e chiederà di far proseguire le indagini. «Da alcuni giorni – ha concluso Cantafio – mio figlio continuava a ripetere che voleva andare via da Catanzaro perché si sentiva oppresso. Ci sono poi tutta una serie di elementi, che fornirò lunedì mattina alla Procura, che ci inducono a pensare che la dose che ha ucciso mio figlio gli è stata inoculata da qualcuno che lo riteneva ormai una persona scomoda». L’avvocato Iozzo ha invece evidenziato come «nell’appartamento di Via Teano è accaduto qualcosa di molto grave. Noi chiediamo al pubblico ministero di valutare tutti gli elementi perché in presenza della morte di una persona non si può trascurare nulla per giungere alla verità. Stiamo effettuando le nostre indagini e gli elementi che raccoglieremo li forniremo alla magistratura in modo da poter arrivare alla verità».