Concordia, capo unità crisi Costa su Schettino: “Era ovvio abbandonare la nave”

Pubblicato il 12 Gennaio 2013 0:57 | Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2013 1:05
Concordia, capo unità crisi Costa su Schettino: "Era ovvio abbandonare la nave"

Concordia, capo unità crisi Costa su Schettino: “Era ovvio abbandonare la nave” (Francesco Schettino – Foto LaPresse)

FIRENZE- “Ovvio che Francesco Schettino avrebbe dovuto dare l’abbandono della nave”. Roberto Ferrarini, capo dell’unità di crisi di Costa Crociere, lo disse al pm di Grosseto l’8 novembre scorso, poche settimane dopo i risultati dell’incidente probatorio sul naufragio della Concordia.

Ferrarini ha dichiarato durante l’interrogatorio di novembre: “‘E’ ovvio che Schettino avrebbe dovuto dare l’abbandono della nave una volta appresa la notizia dei tre compartimenti allagati ed io davo per scontato che l’avrebbe fatto, ma in realtà non ho mai avuto conferma, a mia memoria, di tre compartimenti allagati”. Ferrarini aveva già detto, in precedenti dichiarazioni ai magistrati, di aver chiesto esplicitamente a Schettino se c’era un ”terzo compartimento allagato” ma di non aver avuto una risposta univoca su questo, di aver sentito il comandante ”tranquillo”.

Ai pm il capo dell’unità crisi della Costa spiega: “Sapevo che Schettino aveva le capacità professionali, le informazioni, la lucidità, uno staff, nonché le procedure sufficienti a supportarlo per prendere le decisioni giuste. Ribadisco che ritenevo che Schettino avesse il pieno controllo della situazione”.

Anche sull’avviso dell’incidente alle autorità marittime, Ferrarini afferma ai pm di non avere ”l’obbligo di farlo” mentre ”Schettino mi aveva assicurato di averlo fatto lui”. Ad ogni modo, dice ancora Ferrarini, ”non ricordo o comunque non ho percepito il fatto che Schettino mi disse di aver detto alla capitaneria solo di un blackout, nascondendo la via d’acqua. Con mia sorpresa questa situazione l’ho constatata solamente dopo la lettura del Vdr (la ‘scatola nera’ della nave, ndr). Nel caso lo avessi capito avrei reagito nella maniera dovuta. Non gli avrei permesso di mentire all’autorità”.

Inoltre Ferrarini ha spiegato ai pm di Grosseto che la sera del 13 gennaio 2012 il comandante della flotta era Manfred Ursprunger, anche lui indagato nell’inchiesta della procura maremmana sul naufragio della nave da crociera. Quanto al suo ruolo di ‘coordinatore di crisi della flotta’, Ferrarini mentre veniva interrogato ha detto tra l’altro che nel suo ruolo ”dovevo acquisire solo informazioni” e che ”non ho approfondito la situazione perché ritenevo che il comandante Schettino avesse la situazione sotto controllo”.

”Ho capito che le informazioni erano poco chiare e l’ho appunto sollecitato più volte ad essere più preciso. Davo per scontato che Schettino avesse attivato tutte le procedure previste”. Nell’interrogatorio Ferrarini ha detto di aver avvisato, secondo le procedure, Ursprunger e ha descritto il ruolo di un altro indagato della Costa Crociere spa, l’ingegner Paolo Parodi la cui posizione peraltro, secondo quanto emerge a Grosseto, dovrebbe essere archiviata.

Parodi avrebbe avuto compiti di consulenza tecnica in seno all’unità di crisi della flotta della Costa. Ma, ha detto Ferrarini ai pm, ”ho appreso in sede di incidente probatorio che Parodi non attivò, almeno formalmente, il servizio di technical advisor, a terra. Attivazione che poteva essere effettuata dall’ufficio tecnico, da Parodi e, o, dallo staff del suo ufficio”.