Coronavirus, fare come Cina scesa a 19 casi? Troppa gente in giro e nei negozi orecchie da mercante

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Marzo 2020 13:40 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2020 14:04
Coronavirus, fare come Cina scesa a 19 casi? Troppa gente in giro e nei negozi orecchie da mercante

Coronavirus, fare come Cina scesa a 19 casi? Troppa gente in giro e nei negozi orecchie da mercante (Foto Ansa)

ROMA – Coronavirus, cura cinese da copiare, fare da noi come in Cina? Cina dove la curva del contagio è scesa a soli 19 casi nell’ultimo giorno registrato, 19 in Cina e circa 1600 nello stesso giorno in Italia? Allora, facciamo come in Cina? Se ascolti o leggi il parere di qualunque medico, via radio, tv, giornali, social e anche private consultazioni, se senti i medici tutti, quelli ospedalieri e quelli di base, infettivologi e clinici, epidemiologi e anestesisti…Tutti proprio tutti i medici concordano, esortano, argomentano, sperano che davvero da noi, ora e subito si faccia come in Cina.

Perché lì, in Cina, ha funzionato. E nel suo piccolo bloccare davvero la gente in casa ha funzionato anche in Italia. Hanno funzionato, stanno funzionando le piccole forse per questo davvero rigide Zone Rosse del Lodigiano e dell’Euganeo. Lì i casi di contagio sono calati e calano. Su scala enormemente più grande, in Cina ha funzionato: decine di milioni di abitanti letteralmente chiusi in casa per settimane (Hubei, vasta e popolosa provincia). Consentito una volta ogni tre giorni andare a procurarsi il cibo, un solo membro della famiglia alla volta. Controllo di polizia e controllo sociale. E spostamenti tra lo Hubei e il resto della Cina non solo vietati ma materialmente impediti, là per passare non bastava e non basta certo una autocertificazione. Risultato: a Pechino megalopoli meno casi che a Piacenza e ora dopo circa due mesi solo 19 contagi in un giorno. Risultato è stata anche la privazione totale della libertà di movimento per 60 milioni di cinesi. Risultato è stato anche l’impiego della forza e della repressione.

Fare davvero come in Cina? Da noi non si può, anche se medicina comanda e consiglia di farlo. Fare da noi proprio come in Cina n on si può. Ma almeno provarci sul serio si dovrebbe e potrebbe. Sentita stamane al telefono una mamma che invita l’amica della figlia a partire tutti insieme per andare a casa al mare. Non si può, il governo ha vietato e i medici giudicano dannoso per la collettività e se stessi gli spostamenti da un Comune all’altro (se non per lavoro). Ma la famigliola ha avuto la pensata che andare a casa al mare (il tempo è splendido) sia una buona idea. Per questa famigliola molto tipica il Decreto non esiste e, se esiste, esiste solo nella forma che toccherà ingegnarsi con questa seccatura del firmare il modulo detto auto certificazione, firmarlo dopo averci scritto sopra qualche mezza bugia e nessuna verità.

Troppa gente continua a volersi spostare e muovere se gli va o se crede che gli serva. Difficile dire se sia maggioranza o, più probabilmente, minoranza della popolazione. Forse non sono i più, forse sono i meno tra gli italiani. Ma sono tanti da fare una massa critica tale per cui il divieto di spostarsi se non per lavoro non funziona come misura spegni contagio. 

Quelli che vogliono spostarsi e quelli che, sia pur di poco, doverosamente si spostano. Vanno a fare la spesa o a comprare generi di prima necessità. Troppi, troppa gente in giro perché il distanziamento sociale anti virus sia effettivo. Una consistente quota di minoranza della gente che va in giro non riesce a rispettare sul serio la prescrizione della distanza tra ciascuno di noi. Se ne dimentica o non gli passa per la testa. Si assiste al paradosso per cui ci sono stamane a Roma in giro più mascherine di quanti non stiano effettivamente ad almeno un metro di distanza l’uno dall’altro.

Al bancone del negozio troppo spesso prevale tra gli avventori l’istinto a mettersi l’uno fianco all’altro a dribblare una eventuale fila. E’ l’istinto astuto che stavolta frega chi lo segue. Signore di ogni età, anche anziane, fanno la spesa nei negozi con le modalità di sempre, stando a distanza al massimo di gomito.

E troppi commercianti, anche qui magari la minoranza ma in numero che basta e avanza, fanno orecchie da mercante. Tutti hanno appeso alla vetrina o alla parete l’ordinanza che impone il metro di distanza e fa a loro, commercianti, carico e responsabilità di farle rispettare, ordinanza e distanza. Ma per troppi di loro è solo pezzo di carta, burocrazia. Fanno entrare, accolgono senza filtro e distanza, insomma non collaborano ma boicottano il contenimento del contagio.

Fare come in Cina? In troppi italiani neanche ci provano e comunque non si può. Qualcosa però si potrebbe: nel Decreto, nella legge vigente per emergenza e rischio per la salute nazionale c’è scritto chiaro che se un commerciante (vogliamo partire dai bar?) non fa rispettare la distanza tra i clienti, cioè non rallenta afflusso (e quindi anche incassi, sì, anche incassi) può vedersi sospesa l’attività. Cioè, nero su bianco, se fai come nulla fosse noi ti chiudiamo il negozio. Ecco, magari chiuderne subito un paio per città così si sparge la voce. Come in Cina? In Cina li avrebbero arrestati e chiusi, non i negozi ma i loro proprietari.