Coronavirus, i conservatori di Como e Roma agli studenti cinesi: “Restate a casa”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Gennaio 2020 9:34 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2020 9:35
Coronavirus, i conservatori di Como e Roma agli studenti cinesi: "Restate a casa"

Coronavirus, i conservatori di Como e Roma agli studenti cinesi: “Restate a casa” (La homepage del Conservatorio di Como)

ROMA  –  Anche presidi e direttori di istituti come il conservatorio di Como e l’Accademia Santa Cecilia di Roma corrono ai ripari per il coronavirus. Nella Capitale sono sospese le lezioni a studenti orientali o di ritorno dalla Cina previa visita medica, mentre a Como gli studenti di ritorno dalla Repubblica Popolare sono “pregati di restare a casa”.  
 
“Gentili studenti, a nome della direzione si comunica che per ragioni di profilassi, tutti gli studenti di ritorno da viaggi in Cina sono pregati dall’astenersi di frequentare il Conservatorio di Como per i 14 giorni successivi alla data di rientro”: questo l’avviso che il Conservatorio di Como ha pubblicato sulla propria pagina internet. L’istituto conta diversi studenti cinesi, molti dei quali hanno trascorso il capodanno lunare in patria. 

A Roma ad avvertire delle misure è una newsletter inviata ai docenti: “Care Colleghe e cari Colleghi, a causa delle ben note vicende legate all’epidemia cinese, sono sospese le lezioni degli studenti orientali (cinesi, coreani, giapponesi ecc.), nonché di altri che provenissero dai Paesi interessati. Mercoledì 5 febbraio alle ore 14 il medico del Conservatorio provvederà a visitarli tutti. Solo quelli che passeranno la visita potranno essere riammessi alla frequenza. Nel frattempo l’assenza sarà considerata assenza per malattia. Siete pregati di avvisarli tutti, di convocarli per il 5 febbraio alle ore 14, e di ricordargli di portare il libretto. Cordiali saluti”. Firmata dal direttore, Roberto Giuliani.

Ma è anche l’Associazione nazionale presidi a chiedere un protocollo certo e definito su come comportarsi in caso di rientro a scuola di studenti dopo un periodo di permanenza in Cina. Una richiesta nata anche per venire incontro alle tante richieste e preoccupazioni dei genitori che magari hanno figli impegnati in scambi culturali. “Le scuole hanno bisogno di indicazioni su come comportarsi nei confronti degli studenti che sono stati in Cina e stanno rientrando in questi giorni in Italia. Ricevo continuamente richieste da parte di dirigenti scolastici che mi pongono questa domanda: ‘Serve applicare dei protocolli particolari di prevenzione visto il proliferare del Coronavirus in Cina?’ Vorremmo che eventuali protocolli fossero decisi dalle istituzioni competenti”, spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi.

Quello che i presidi temono è che in caso di gestioni di possibili casi sospetti ogni struttura affronti l’emergenza per conto suo senza omogeneità di azione. “Si rischia la frammentarietà degli interventi da parte dei singoli istituti, tra chi potrebbe chiedere il certificato medico e chi di dilazionare l’ingresso a scuola dopo 10 giorni dal rientro in Italia”, spiega Rusconi.

Ad esempio l’Università di Pavia ha invitato uno studente cinese che proveniva da una località vicino a Wuhan di non seguire per due settimane il corso di italiano a cui è iscritto e di restare precauzionalmente a casa pur essendo risultato negativo a tutti i test sul virus. In questo senso, per avere linee guida comportamentali validi per tutti gli istituti, Rusconi riferisce di aver “sentito sia l’Istituto Superiore di Sanità, sia l’assessorato alla Sanità della Regione Lazio” a cui “ha rappresentato le difficoltà dei dirigenti scolastici”, a cui i sarebbe demandata ogni decisione del caso. (Fonti: Huffington Post, Ansa)