Ospedali moltiplicatori di contagio: doppio che altrove. Carenze ed errori

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 25 Marzo 2020 13:07 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2020 13:07
Ospedali moltiplicatori di contagio: doppio che altrove. Carenze ed errori

Ospedali moltiplicatori di contagio: doppio che altrove. Carenze ed errori (Foto ansa)

ROMA – Destinazione ultima e ultima speranza, roccaforte nella guerra contro il Coronavirus, ma anche moltiplicatori del contagio, incubatori del nemico da battere. Sono gli ospedali italiani dove migliaia di italiani sono finiti e dove ogni giorno medici e infermieri combattono in prima linea, ma anche dove il ritmo dei contagi procede a passo doppio rispetto a fuori. Forse perché come molti hanno denunciato mancano e sono mancate mascherine e strumenti adeguati, ma forse anche perché – comprensibilmente – sono stati commessi degli errori. Errori nella gestione dei contagiati.

Non è un peccato di lesa maestà né tanto meno un’accusa nei confronti dei medici che letteralmente rischiano la vita ipotizzare degli errori. D’altra parte nessuno, medici e ospedali compresi, erano preparati ad affrontare una situazione senza precedenti nella storia moderna. E allora questa potrebbe essere la spiegazione, o parte della spiegazione di un dato che è netto: ogni positivo al Coronavirus all’interno delle strutture ospedaliere ne contagia altri sei, fuori ne contagia tre.

Mancata o insufficiente separazione dei percorsi non tanto d’accesso quanto all’interno stesso delle strutture, sanificazione insufficiente o inesistente di luoghi potenzialmente infetti e semplici – si fa per dire – leggerezze organizzative possono credibilmente aver moltiplicato i contagi ospedalieri. Mettendo a rischio anche i medici e tutti gli operatori sanitari. Uno scenario possibile tanto che la cronaca racconta, nelle prime fasi dell’epidemia, di pronto soccorsi chiusi perché era stato lì visitato un paziente rivelatosi Covid-19 e poi riaperti in un paio d’ore e di indagini della magistratura (sarda) per valutare le ragioni delle percentuali doppie di contagio.

“Si concentra sulla verifica del rispetto dei protocolli di prevenzione del contagio da Covid-19 l’inchiesta aperta dalla Procura di Sassari dopo i numerosi casi di positività registrati in ambito ospedaliero. Soprattutto alla luce di quel che è successo in Cardiologia, dove si è registrato il picco di contagi, il sostituto procuratore Paolo Piras, supportato dai carabinieri del Nas, sta acquisendo tutto il materiale utile per capire se tutte le procedure siano state rispettate”, raccontava l’Ansa pochi giorni fa.

Non è peccato pensare e dire che possano essere stati commessi degli errori ma, se così è stato, questa è verosimilmente solo parte della spiegazione. Parte che va sommata alla carenza di mascherine, ai tamponi non fatti ai sanitari e alla generale mancanza di mezzi a disposizione quando l’epidemia è scoppiata.

“Nessuno di noi vuole sottrarsi al lavoro. Ma siamo preoccupati. Perché non siamo messi nelle condizioni di proteggerci. E se non riusciamo a proteggerci non possiamo continuare ad aiutare agli altri. Oggi, tutti i reparti sono esposti al pericolo di un contagio”, dicevano la settimana scorsa i medici dell’Unità Spinale del Cto di Torino. “Nei giorni scorsi si è verificato un contagio da Coronavirus, ma è stato riscontrato a distanza di oltre una settimana”.

La percentuale doppia di contagi negli ospedali è allora frutto della somma dei due perché, con errori nella gestione e carenza di mezzi che hanno fatto uno da amplificatore dell’altro. Non è però certo questo il momento delle polemiche, ed è vero che un’emergenza simile ha colto tutti impreparati, è però allora necessario imparare da quanto accaduto per migliore e affinare le armi a disposizione in questa guerra.